Mi piacciono i paradossi, perché mettono in luce le umane contraddizioni: mi pare svolgano il ruolo dello schiavo incaricato di sussurrare all’orecchio dell’Imperator, durante il Trionfo: “Ricordati che sei uomo…”, affinché non si montasse troppo la testa… D’altro canto, ci sono paradossi che non significano nulla, come il fatto che la Costituzione “democratica” della nostra Repubblica non contenga affatto la parola democrazia e altri che significano tutto, come la scoperta, un po’ sconvolgente, a dir il vero, che la L. 107/2015, la cosiddetta “buonascuola”, non parli affatto di scuola.

Ma come??! Direte voi, la L. 107 ha gettato in subbuglio l’intero mondo della scuola, allora come si fa a sostenere che non ne parla affatto?! Leggetela tutta e vedrete… non troverete un accenno agli ordinamenti scolastici, alle classi di livello, ai programmi, all’integrazione degli stranieri, ai BES, insomma nulla che abbia a che fare col quotidiano mestiere di insegnante. Ci troverete invece descritta una dettagliata gestione del personale, con descrizione delle procedure di reclutamento, di assunzione, di mobilità. Insomma troverete descritta per legge una serie minuziosa di normative contrattualistiche, che andrebbero bene per qualsiasi grande organizzazione, anche per l’esercito americano, secondo l’esempio solito, paragonabile al personale del MIUR.

Volendo, ancora appartiene alla categoria dei paradossi che si chieda a gran voce il rinnovo del contratto di lavoro dei docenti e non si veda come già ce l’hanno fatto il nuovo contratto, solo che il governo l’ha fatto per legge e, allo stesso modo unilaterale, ha dotato questo “contrattone” di fondi per consentirne la realizzazione. Sono stati stanziati, ad esempio, ben 381 milioni per la cosiddetta Carta elettronica, cioè i 500 € in busta paga, che se non li spendi son guai… Ebbene, solo una parte, circa 300 milioni, sarebbero ampiamente bastati a recuperare, all’interno degli scatti di gradone di tutto il personale scolastico, quell’anno di Blocco 2013, che penalizza le buste paga, allungando di un anno il gradone successivo da conseguire. Eppure no, invece di metterli in un rinnovo contrattuale, sono stati elargiti unilateralmente per legge. E perché questo Contrattone fosse accettato senza discussioni, alla fine della parata dei commi dell’art. unico della L. 107 (esempio noto della primazia dell’esecutivo, che ha imposto al Parlamento, tramite la Fiducia, una legge del governo), troviamo proprio il comma 196, che abroga tutte le norme dei contratti collettivi, in contrasto con la legge, a mo’ di pietra tombale su qualsiasi rivendicazione di tipo contrattuale.

E’ interessante vedere come questo “scippo contrattuale”, cioè il travaso di fondi, che finora i governi precedenti avevano in qualche modo accantonato e poi destinato ai rinnovi contrattuali, sia divenuto cospicuo, in attuazione del Contrattone: spulciando fra i 212 commi della L. 107, possiamo individuare ben 629 milioni di euro sottratti a un fisiologico rinnovo contrattuale; una somma che avrebbe permesso di riaprire il tavolo del comparto scuola, con ragionevoli prospettive di successo. Purtroppo il contratto nazionale (CCNL) il governo non lo vuole così dotato e ha imposto anche all’amministrazione questa visione di preminenza assoluta della legge. Di questi tempi è difficile trovare un dirigente ministeriale che concepisca e firmi una circolare applicativa o interpretativa, che in tanti casi nel passato aveva facilitato il lavoro delle sedi periferiche, con indicazioni pratiche. Ora, di ramo in ramo, gerarchicamente parlando, si ripete il mantra “C’è la legge, che dice tutto…” e ogni provveditorato o dirigente scolastico procede a modo suo, nello sforzo ossequiente di non violare la legge, ma magari trascurando il buon senso, che appare sempre più tipico delle soluzioni governate, anziché dirette.

Che fare quindi? Alla legge, si risponde ora solo con la legge e al rinnovo di un contratto che non può essere accompagnato da miglioramenti economici, si attende che questo sia reso possibile. Per il primo punto, vale il principio dell’azione legale, sia nella forma mediata della pressione stragiudiziale, producendo esposti o diffide, sia nella forma lata, cogliendo l’opportunità irripetibile dei 4 quesiti referendari sulla L. 107, i quali, se accolti, ne minerebbero l’impalcatura ideologica. Da ultimo, prima di precipitarci nella brace per una sorta di ansia neocontrattuale, demolendo il contratto attuale, che pur ci tutela, ricordiamo come, nel passaggio di un’epoca (e qui stiamo passando dal contratto alla legge), soccombe non solo chi non si adatta, cosa di facile considerazione, ma anche chi nel nuovo accetta il ruolo subalterno, pensando di co-governare il cambiamento.

Bologna, 31/05/2016
Quintilianus