Brevi appunti dal volume “Non per profitto”. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica. Scuola e educazione di Marta Nussbaum

 

Schema per una discussione-riflessione.

 

Capitolo 1. Esiste una crisi silenziosa, dannosa per il futuro della democrazia, la crisi mondiale dell’istruzione.

 

Capitolo 2 Istruzione per il profitto e istruzione per la democrazia.

Se le scelte di politica scolastica continuano nella stessa direzione i paesi di tutto il mondo produrranno generazioni di docili macchine anziché di cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da sé, di criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone. Gli studi umanistici vengono ridimensionati nell’istruzione primaria e secondaria e in quella universitaria pressoché in tutto il mondo (si veda in proposito la differenza delle Università americane, in cui le discipline umanistiche sono presenti nei primi due anni di studio anche se il trend è di progressiva riduzione).  Questa crisi investe anche gli aspetti umanistici della scienza.

La formazione non ha luogo solo a scuola, ma anche in famiglia, nei primi giorni di vita e soprattutto nell’infanzia (si apre il problema della formazione/educazione 0-5 anni).

La logica del P.I.L specie in questa epoca di crisi è devastante (ad es. nel computo la sanità e l’istruzione risultano ancora scarsamente correlati alla crescita, e nemmeno la libertà politica es.Cina.).

La Nussbaum alla fine del primo capitolo cita la centralità di  formare delle capacità in vicinanza con le posizioni di Amartya Sen- economista indiano- (capacità di ragionare sui problemi politici senza delegare alla tradizione e all’autorità; la capacità di riconoscere nei concittadini persone con pari diritti pur nella diversità di razza, religione, sesso ecc; la capacità di raffigurarsi la varietà dei problemi della vita umana infanzia, adolescenza, i rapporti familiari, la malattia, la morte, ecc. sulla base della diversità delle storie personali; la capacità di vedere la propria nazione come parte di un ordine mondiale complesso…).

 

Cap.3. Formare cittadini: i sentimenti morali (e antimorali). Come formare un ambito comunitario?

Rousseau: “Il primo sentimento di un fanciullo è di amare se stesso e il secondo, che deriva dal primo, è di amare quelli che gli stanno accanto; infatti nello stato di debolezza in cui si trova , conosce gli altri solo per l’assistenza e le cure che ne riceve”.

Il male non è fuori di noi: il mito della purezza è fuorviante e pericoloso. La lotta tra la libertà e l’eguaglianza è in primis dentro di noi. Come superare l’istanza narcisistica?.

Il bambino oscilla tra una beata sazietà e una disperata consapevolezza di impotenza. L’aspettativa di essere costantemente accuditi (l’onnipotenza infantile è unita all’ansia e alla vergogna di sapere di non essere affatto onnipotenti bensì alla mercé degli altri da ciò la tendenza a ridurre i genitori in schiavitù germe dello spirito gerarchico ).

La vergogna primitiva per impotenza è presto affiancata dal disgusto per le proprie deiezioni corporee (il disgusto non puramente viscerale ha un’ampia componente cognitiva comprendente le idee di contaminazione e decomposizione). Si rigettano come contaminanti quelle cose che sono la prova evidente della nostra animalità e mortalità: escrezioni corporee, cadaveri ecc.

E’ l’angoscia di essere animali e mortali. Se il disgusto qualche volta è utile per evitare pericoli, comincia però a fare danni in relazione al narcisismo di fondo dei bambini. I bambini apprendono dagli adulti che li circondano a considerare inferiori  e contaminanti ebrei, afroamericani, donne, omosessuali, poveri, caste inferiori, fino agli intoccabili ecc.

Il desiderio del bambino di ridurre i genitori in schiavitù-narcisismo si fissa con una gerarchia sociale. Questa dinamica sarebbe una minaccia al principio democratico di eguaglianza. E’ una reazione alla propria angoscia per la propria debolezza e vulnerabilità.). Rousseau consiglia l’apprendimento di competenze pratiche. I bambini che si muovono bene nel proprio ambiente hanno meno bisogno di persone al loro servizio.

Sarebbe in ogni caso necessario affrontare positivamente il messaggio che gli esseri umani sono tutti vulnerabili e mortali e che tale aspetto nella vita non deve essere odiato o ripudiato, bensì affrontato aiutandosi reciprocamente.

E’ chiaro che questa problematica non può essere affrontata solo sul terreno della scuola e università, ma deve coinvolgere anche la famiglia e la società, ma non ci si può chiudere nella cecità dell’autoriferimento dell’istituzione scuola.

Le risorse in positivo sarebbero nell’empatia (vedere il mondo dal punto di vista di un’altra creatura) e nella compassione cioè sentire in qualche misura la sofferenza ecc dell’altro come la propria (la compassione di per sé non sarebbe sempre affidabile secondo la Nussbaum perché si prova in genere per coloro che si conoscono e non per coloro che non si conoscono, es. si può pensare che è colpa loro se….). Un grande pericolo è la sottomissione all’autorità in quanto tale e la pressione dei pari ci si protegge dall’insicurezza nel si pensa e si fa del gruppo.  Le persone non si confrontano sulla loro responsabilità quando sono al riparo dell’anonimato.

La Nussbaum propone:

1.Sviluppare le capacità degli studenti di vedere il mondo dal punto di vista di altre persone, in particolare di coloro che la società tende a raffigurare come inferiori, come meri oggetti;

2. Insegnare a confrontarsi con le inadeguatezze e le fragilità umane, cioè insegnare che la debolezza non deve essere fonte di vergogna;

3. insegnare la responsabilità , trattando ciascun bambino come un essere affidabile

 

Capitolo 4. La pedagogia socratica: l’importanza del ragionamento.

Sono stato posto dal dio a fianco della città come al fianco di un grande cavallo di razza, che proprio per la sua grandezza è un po’ pigro e ha bisogno di venire pungolato da un tafano”. (Platone, Apologia di Socrate). Analoghe osservazioni in Tagore (il grande poeta, saggista e “pedagogista”indiano).

Socrate proclamò che una vita non sottoposta ad esame non è degna di essere vissuta.

Per questo risultano fondamentali le materie umanistiche. Difficile valutare le capacità socratiche sulla base di Test, specie se seriali e “nazionali”.

 

A. La cultura imperniata sulla crescita del P.I.L(crescita economica) ha una propensione per i test standardizzati e non tollera pedagogia e contenuti che non siano immediatamente valutabili. Nussbaum cita i dialoghi di Platone per definire la consapevolezza di ciò per cui si sta lottando, cioè qual è il fine (che cos’è il coraggio; la giustizia, il bene ecc) .

 

B. Un altro problema delle persone che non sanno riflettere correttamente è che sono troppo facilmente influenzabili. L’indecisione è spesso unita alla deferenza verso l’autorità e la pressione dei pari, e questo è un problema endemico di tutte le società umane. L’esame critico socratico è radicalmente anti-autoritario.

 

C. Un altro difetto delle persone che vivono senza interrogarsi è che spesso trattano gli altri senza alcun rispetto. Nel dibattito politico spesso l’altro è visto come un nemico da sconfiggere.

 

Per Nussbaum questo tipo di pedagogia sarebbe  possibile solo in piccole classi o con incontri regolari di piccoli gruppi provenienti da classi più ampie.

E’ importante una attenzione più mirata alla struttura del ragionamento ( con particolare attenzione alla logica formale). Questo insegnamento sarebbe difficile da riscontrare nella maggior parte dei paesi europei e asiatici dove i ragazzi accedono all’università specialistica e dove il modo sarebbe quello della lezione frontale con scarsa partecipazione attiva da parte degli studenti e scarso controllo della loro elaborazione scritta.

Per quanto riguarda i bambini la Nussbaum sottolinea l’importanza del Gioco e critica la tendenza a assumere conoscenze sempre più precocemente spesso perdendo la possibilità di apprendere tramite il gioco. Però socratica, secondo Nussbaum, è l’importanza dell’introspezione, la responsabilità personale e l’attività intellettiva individuale come antidoto a un’educazione che vuole fare dei bambini degli strumenti passivi dell’autorità. La Nussbaum rifiuta la diffidenza di Dewey  per i classici che Dewey considerava erroneamente alla tregua di una mera autorità.

 

 

Capitolo 5. Cittadini del mondo.

Da un lato, con la così detta mondializzazione, siamo legati a una forte interdipendenza (anche economica; es. comprendere come funziona l’economia globalistica; il ruolo del colonialismo nel passato), ma anche comprendere la propria nazione richiede la conoscenza dei gruppi che la compongono.  Per il successo della democrazia è necessario comprendere anche le tradizioni delle differenti religioni. Certo, osserva Nussbaum,  è centrale e prioritaria la conoscenza della tradizione di appartenenza, ma ciò non toglie l’utilità di ricerche-studi specialistici su un paese diverso. L’insegnamento approfondito di una lingua straniera e di una letteratura ( Nussbaum contrasta la pretesa anglosassone che basti l’inglese tanto tutti lo parlano).

Per Nussbaum tutti dovrebbero studiare Filosofia e nei Licei (scuole superiori) e nell’Università, così da essere in grado di seguire un corso avanzato sulla giustizia con più solida preparazione. Comunque la cittadinanza globale richiede studi umanistici.

 

Capitolo 6. Coltivare l’immaginazione, la letteratura, le arti. (la terza competenza).

 

I cittadini del mondo non possono relazionarsi positivamente alla complessità del mondo che li circonda soltanto grazie alla logica e al sapere fattuale (necessari peraltro). La terza competenza del cittadino strettamente correlata alle prime due è l’immaginazione narrativa, vale a dire la capacità di pensarci nei panni di un’altra persona, di essere lettore intelligente della sua storia, di comprenderne le emozioni, le aspettative, e i desideri.

La ricerca di tale empatia è parte essenziale delle migliori concezioni di educazione alla democrazia.

Da ciò il ruolo centrale alle materie umanistiche che consentirebbe di vedere il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona( i bambini nascono con una forte attenzione verso l’altro, ma le loro primissime esperienze sono dominate da un potente narcisismo, da un’ansia per il nutrimento e il benessere, ancora slegate da un qualsiasi autentico riconoscimento della realtà degli altri; per loro anche i genitori non hanno un mondo interiore).

 

Capitolo 7. L’istruzione democratica alle corde.

L’educazione alla cittadinanza democratica andrebbe piuttosto male nel mondo.

Con la crisi mondiale si tende a vedere le materie umanistiche come non essenziali. Il parametro del mercato è divenuto il parametro fondamentale che definisce l’istruzione superiore. L’istruzione umanistica ha costi finanziari e di preparazione pedagogica alti. Il suo modello ha bisogno di classi piccole . La ricerca scientifica in Europa e Asia appare oggi sovvenzionata da enti governativi che finanziano  ricerche immediatamente proficue che  in passato erano finanziate in modo continuo e diretto, perché si dava per scontato che ad es. gli studi umanistici contribuissero alla qualità della vita umana non producendo questa o quella scoperta immediatamente proficua.

Negli Usa i ricercatori devono rendere conto a docenti di pari livello, che sono in grado di valutare il contenuto della ricerca, non a enti burocratici come a partire anni 90 in Inghilterra.

Come si era già rilevato la tendenza a risolvere i problemi sulla base test è una della ragioni della crisi dell’istruzione.