Insegnamento dell’Educazione civica: la montagna ha partorito il topolino

Negli ultimi tempi, a causa anche di gravi fatti di cronaca che hanno visto protagonisti i nostri giovani, molto si è discusso da parte dell’opinione pubblica e della politica sulla necessità di rendere più significativa la presenza dell’Educazione civica nelle scuole, tanto che in Parlamento all’inizio del 2019 risultavano presentate numerose proposte di legge da parte di onorevoli e senatori, alle quali si sono aggiunte quelle di iniziativa popolare.

In premessa una considerazione è obbligatoria. Nel momento in cui la politica e l’opinione pubblica ritengono necessaria una legge per insegnare l’Educazione civica alle nostre figlie e ai nostri figli non fanno altro che certificare il fallimento del ruolo degli adulti, padri e madri in primis, ma non solo, e l’incepparsi del naturale rapporto di trasmissione di conoscenze tra le generazioni. Questo rapporto prevede la trasmissione attraverso l’insegnamento dei comportamenti fondamentali per la convivenza con gli altri (Educazione civica appunto) da parte di chi ha maturato un’esperienza di vita in comune (adulto) verso chi questa esperienza ancora deve viverla (giovane).

La mancata consapevolezza di questi presupposti espone anche una buona legge al rischio ricordato magistralmente da Manzoni con le sue osservazioni sulle grida contro i bravi, cioè tanti bei propositi e stupende intenzioni che rimangono sulla carta senza alcun effetto sui comportamenti che si vorrebbero insegnare e/o correggere.

Se poi si considera che il testo unificato elaborato dal Comitato ristretto della VII Commissione Istruzione della Camera che recita “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’Educazione Civica” non è una buona legge, come dimostrerò nel seguito di questo contributo, allora possiamo dire di avere la certezza che la montagna ha partorito il topolino.

Infatti, l’insegnante che della scuola ha esperienza alla lettura della proposta di legge non riscontra alcuna novità rispetto alle “mille educazioni” che nel passato, e ancora nel presente, la politica scolastica e la società, non essendo più in grado di farlo in proprio, hanno scaricato sugli insegnanti, trovando in tal modo un capro espiatorio facile bersaglio delle mancanze degli adulti che non hanno più tempo per educare i giovani (nel testo il passaggio è all’art. 3, c. 2).

Si continua così a perpetuare una grande confusione sul ruolo della scuola e sulla funzione degli insegnanti, ben individuata da Frank Furedi nei suoi studi, scuola che diventa un contenitore buono per tutti i gusti distogliendo gli insegnanti e tutto il sistema dalla funzione primaria dell’istruzione, cioè trasmettere le conoscenze disciplinari acquisite dal passato (il sapere accademico) che saranno le basi dell’evoluzione futura della società. Confusione questa che è la causa principale dell’erosione dello spazio professionale degli insegnanti e che determina la perdita del loro status sociale.

Mi sembra che la proposta sull’insegnamento dell’Educazione civica così come formulata dal Comitato ristretto riveli, per dirla con Furedi: “un problema di fondo dell’istruzione: la mancanza di chiarezza su come impostare l’insegnamento morale ai giovani”. Infatti l’autore che cita J. Habermas “non esiste una creazione amministrativa di senso” sostiene che “l’esperienza indica che non è possibile creare artificialmente una nuova tradizione etica in grado di ispirare le giovani generazioni e che né i valori né i significati possono essere fabbricati a comando dalle personalità di governo e dagli esperti”. Insomma il rischio concreto è che l’insegnamento dell’Educazione civica come pensato nella proposta di legge del testo unificato si rivelerà “Fatica sprecata”.

Nel merito del testo poi si nota come tutti gli argomenti che dovrebbero costituire l’insegnamento dell’Educazione civica rientrano nei programmi di italiano, Storia o Diritto, ma mentre nell’epistemologia di queste discipline la trasmissione delle conoscenze è tesa a dare un senso alle informazioni studiate contestualizzandole e sviluppando così lo spirito critico dello studente, nella proposta di legge l’impostazione e l’elenco degli argomenti sembra indicare quello che Habermas sconsigliava perché impossibile, cioè cercare di dare un senso ad un atto amministrativo. Sembra cioè che i comportamenti attesi, quelli da insegnare, palesino la confusione della società adulta intorno ai valori di riferimento perdendo così la forza di insegnare alle nuove generazioni un “nuovo sistema” di significati. Al massimo si potrà classificarli come buoni o cattivi.

Per quanto riguarda poi le novità rispetto all’organizzazione delle attività didattiche delle classi e alla professione docente ci sono tanti e tali elementi di contraddittorietà che aumenteranno la confusione nelle scuole con ricadute negative sull’insegnamento e sulla qualità dell’offerta formativa. Mi limiterò qui per brevità ad esaminare solo le principali criticità della proposta.

Per iniziare, l’indicazione di dedicare 33 ore annue alla nuova materia di Educazione civica (un’ora alla settimana?) ricavate all’interno del monte ore obbligatorio in ordinamento vigente non chiarisce a quali altre discipline devono essere tolte queste ore. Manca anche ogni indicazione sull’organo che dovrebbe individuare e deliberare queste decurtazioni: il Collegio dei docenti? Il Dirigente scolastico? Il Consiglio d’istituto?

La nuova distribuzione delle ore tra le materie va per obbligo di legge (la 107/2015) inserita nel PTOF e comunicata alle famiglie prima delle iscrizioni, quindi entro il mese di gennaio di ogni anno scolastico. Risulta evidente che quanto si afferma nell’art 2, c. 1, cioè che il nuovo assetto dovrà decorre dall’inizio dell’anno scolastico successivo all’approvazione della legge (se fosse approvata prima dell’estate l’insegnamento andrebbe a regime dal 1 settembre 2019) non potrà essere applicato, al massimo si potrà partire dal 1 settembre 2020 dopo che le scuole avranno adeguato il PTOF.

Nel testo si assegna ai docenti abilitati nelle discipline giuridiche ed economiche, compresi nell’organico dell’autonomia di detti istituti, l’insegnamento della nuova materia. Purtroppo le scuole che hanno nell’organico questi professori sono una minoranza (solo alcune tipologie di secondarie di secondo grado) rispetto alle 8400 istituzioni scolastiche del nostro paese. Mancano totalmente le indicazioni per le scuole nelle quali non ci sono docenti di discipline giuridiche ed economiche, come ad esempio la scuola dell’infanzia, la primaria e la scuola secondaria di primo grado (che sono la stragrande maggioranza). In questi istituti chi insegnerà Educazione civica? Chi deciderà a quali docenti assegnare la materia?

Infine, la proposta di legge interviene in una materia che non può essere prerogativa del Contratto Nazionale Collettivo di Lavoro, cioè l’aumento dell’orario di lavoro dei docenti. Infatti, all’art. 2, c. 5 si istituisce la figura del Coordinatore della Educazione civica (uno per ogni classe). Anche in questo caso nulla si dice sull’organo che lo dovrebbe individuare, mentre al comma successivo si obbliga il coordinatore a formulare una proposta di voto in decimi, sentiti i docenti che hanno partecipato all’insegnamento dell’Educazione civica. Al Consiglio di classe poi il compito di valutare i traguardi dell’alunno nella disciplina con un voto in decimi.

Viene espressamente previsto, al comma 7 dell’art. 2, che tutta l’attività professionale svolta dal Coordinatore dell’Educazione civica non dovrà essere retribuito (sic!). Al massimo è concesso, se il Dirigente scolastico e le RSU lo riterranno opportuno, prevedere un compenso forfettario in sede di contrattazione integrativa d’istituto a carico del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa.

Insomma, da qualsiasi parte lo si guardi questo è un gran bel pasticcio combinato dal Comitato ristretto, l’ennesima dimostrazione che la politica si occupa di scuola senza avere un progetto culturale e formativo di valore.

Se si vuole che le conoscenze e gli obiettivi dell’Educazione civica siano una materia scolastica allora è necessario prevedere un investimento significativo per destinare ore aggiuntive ai programmi in ordinamento.

Per concludere, mi preme ricordare tuttavia che l’educazione dei giovani si fa prima di tutto con l’esempio e per l’ennesima volta la politica non sta dando un buon esempio.