Permessi brevi, cosa fare

La normativa relativa ai permessi non è stata modificata dal contratto scuola ormai scaduto. Quindi per ora è rimasto tutto inalterato, comprese le regole che governano i permessi brevi. A regolare questo aspetto è ancora  l’articolo 16 del CCNL del novembre 2007 – che recita così – “Compatibilmente con le esigenze di servizio, al personale con contratto a tempo indeterminato e con contratto a tempo determinato sono attribuiti per esigenze personali e a domanda brevi permessi di durata non superiore alla metà dell’orario di lavoro giornaliero individuale di servizio e comunque per il personale docente fino ad un massimo di due ore. Per il personale docente i permessi brevi si riferiscono ad unità minime che siano orarie di lezione”.

La normativa quindi stabilisce che un permesso breve non può superare le due ore di servizio – nei giorni in cui si richiede – e il limite è l’orario settimanale di insegnamento (mentre per un’Ata si può arrivare complessivamente a richieste pari a 36 ore).

Secondo l’Aran, il dipendente può usufruire dei permessi brevi per esigenze personali. Il dirigente non può valutare le motivazioni dell’assenza, ma solo stabilire se l’assenza non arreca problemi al servizio. I permessi brevi devono essere recuperati con supplenze o interventi didattici integrativi (con precedenza per la classe in cui il docente avrebbe dovuto prestare servizio durante la sua assenza).

Come rileva anche l’Aran, il contratto non dice nulla sui permessi fruiti durante le attività collegiali.