Esempi di scuola virtuosa

Repubblica si è occupata ieri di scuole che funzionano. Istituti che sperimentano e si organizzano dal basso, nonostante la burocrazia ed il precariato in aumento e le risorse scarse. Come i 22 istituti che hanno promosso 5 anni fa il movimento “Avanguardie educative“. Ora sono 900 e l’Indire li ha connessi.

Si caratterizzano per l’approccio alternativo alla didattica e lo stravolgimento della lezione frontale. Spesso si parte dall’esperienza per arrivare alla teoria, tutti mettono al centro gli studenti e per farlo riprogettano spazi ed orari. Come spiega Elisabetta Mughini di Indire “si parte dal caso concreto, come la coppia che deve accendere un mutuo. Il contesto reale è un pretesto perché i ragazzi arrivino alle competenze necessarie per muoversi nel mondo”.

La dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore Savoia Benincasa di Ancora parla di “didattica motivante”. NElla sua scuola ci sono anche aule senza banchi. Per lei “Ribaltare il modo d’insegnare è un lavoro faticoso, che richiede coinvolgimento e che il turnover e le supplenze mettono in difficoltà. Ma pensiamo di essere sulla strada giusta”. Lo pensano anche all’Istituto tecnico economico De Fazio di Lamezia Terme: in questa scuola le funzioni o la partita doppia si impara partendo dalla storia d’amore di Sara e Marco, mentre alla scuola media Mattarella di Modena ci sono laboratori-zattera che si spostano.

Il movimento delle “Avanguardie educative” è caratterizzata da idee diverse: la rete “We debate” allena al confronto, poi ci sono le “Scuole in movimento”, quella “Dada” che puntano sugli ambienti di apprendimento, la rete delle “Scuole all’aperto” ed infine la “Book in Progress“, in cui le scuole sostituiscono i libri di testo con materiali didattici scritti dai docenti della rete.