La laurea vale come il diploma professionale?

Che quadro esce dal rapporto annuale dell’Ocse “Uno sguardo sull’educazione”? Come viene ripetuto da anni, l’Italia spende poco per l’istruzione: secondo i dati 2017-18, il nostro paese spende il 3,6% del Pil per la scuola e l’università, contro una media Ocse del 5%. Si tratta di uno dei livelli di spesa più bassi per i paesi Ocse – e per di più in calo del 9% tra il 2010 ed il 2018.

Le distanze tra l’Italia e la media Ocse aumentano man mano che aumenta il livello di istruzione. Il governo italiano versa in media per un alunno della primaria 8.000 dollari – il 94% della media Ocse -, che diventano 9.200 dollari per ogni alunno della scuola secondaria – equivale al 92% della media Ocse. La spesa pubblica italiana diverge dal resto dei paesi Ocse quando si arriva all’università: siamo a 7.600 dollari per studente, il 74% della media Ocse.

Cambia in modo altrettando evidente l’apporto delle famiglie. I genitori contribuscono per il 5% alla spesa pubblica alla scuola primaria, un contributo che per le famiglie degli universitari sale al 30% del costo degli studi. L’università italiana sta diventando sempre più un percorso riservato agli studenti ricchi.

Il livello delle tasse universitarie italiane si attesta al livello dei Paesi Bassi e della Spagna – comunque siamo al di sotto degli esborsi richiesti in Regno Unito e Lettonia. Secondo l’Ocse in Italia, le tasse sono in media di 1.900 dollari per anno universitario per le lauree di primo livello, e di 2.100 dollari per quelle di secondo livello. L’aumento delle tasse universitarie negli ultimi dieci anni è stato inferiore alla crescita dei costi registrati in altri Paesi Ocse – e c’è anche da aggiungere che gli studenti che ricevono aiuti finanziari e borse di studio in forma di esenzione totale è aumentata dal 17 al 39%.

Alla fine questo quadro quanti laureati produce? Troppo pochi. In Italia solo il 19% dei 25-64enni ha un’istruzione universitaria – contro una media Ocse del 37%. Tra i giovani si registra un aumento, e complessivamente bisogna rilevare che la quota di 25-34enni con un titolo universitario è pari al 28% – un dato che sale al 34% se si considerano solo le donne, i dati sono del 2018. La quota di laureati italiana è comunque molto basse – tra i paesi Ocse fa peggio di noi solo il Messico. Siamo lontanissimi dal 60% di paesi come Canada ed Irlanda.

Colpa anche del fatto che gli adulti italiani tra i 25 e i 34 anni con un diploma professionalizzante hanno  prospettive occupazionali simili ai giovani che hanno ottenuto un titolo di studio universitario.