Il cono d’ombra, il problema dei diplomati poco alfabetizzati

L’Invalsi ha dipinto un quadro fosco sulla dispesione scolastica italiana. La novità rispetto al passato è che oggi riusciamo a conoscere la “dispersione scolastica implicita”, ovvero chi arriva al diploma con un basso livello di conoscenze, oltre alla già nota dispersione scolastica esplicita (gli studenti non hanno un titolo di studio della scuola superiore). Chi rientra nella seconda categoria è il 21% della popolazione scolastica (ovvero i giovani tra i 18 ed i 24 anni di età) nel Lazio, il 23% in Molise, il 31,9% in Campania, il 33,1% in Calabria, il 37% in Sicilia ed il 37,4% in Sardegna.

Come ha detto il premier Giuseppe Conte nel suo discorso di insediamento “la dispersione scolastica resta un’emergenza”. Anche perché negli ultimi due anni sono tornati a crescere il numero dei giovani che abbandonano la scuola prima della Maturità (siamo sopra il 14%), e visto che fanno peggio di noi solo Romania, Malta e Spagna (ci ha superato pure la Bulgaria).

Questo dato – quello della dispersione scolastica esplicita -, rappresenta solo una parte del quadro generale. Bisogna considerare anche quelli che, pura avendo in tasca un diploma, non sono in grado di capire un modulo bancario o un libretto d’istruzioni. Un esercito di soggetti che, nonostante la maggiore età, ha un livello di competenze pari ai bravi studenti di terza media. Complessivamente in Italia rappresentano il 7,1% della popolazione scolastica – e la media nasconde la differenza tra il Nord, dove non si supera il 3-4%, e regioni come la Calabria dove la dispersione scolastica implicita e più del doppio del valore nazionale.

Se vogliamo che la scuola ritorni ad essere un ascensore, sono numeri da tenere in forte considerazioni durante il nostro lavoro.

La dispersione scolastica implicita