Aumentare la spesa in istruzione e ricerca per combattere il cambiamento climatico

Andrea Roventini è professore associato alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. E ieri ha scritto un articolo su Il Sole 24 Ore che vale la pena riportare qui. Come rileva quello che sarebbe potuto diventare ministro dell’economia per il M5S, gli eventi estremi colpiscono sempre di più i paesi sviluppati. Secondo una ricerca pubblicata su Pnas – si tratta di una rivista scientifica statunitense, che rappresenta l’organo ufficiale della United States National Academy of Sciences – il costo dei disastri naturali si è moltiplicato per venti nell’ultimo cinquantennio, colpendo in particolare i paesi temperati. Per limitare l’impatto devastante del cambiamento climatico – come molti sanno – bisognerebbe contenere l’aumento delle temperature entro il 2050 di 1,5 gradi centigradi (questa soglia è stata fissata all’interno della  conferenza internazionale sul clima Cop21 di Parigi .

Che cosa possiamo fare? Non basterà cambiare i nostri comportamenti quotidiani o affidarsi al potere taumaturgico del mercato. Lo Stato deve avere un ruolo attivo, paragonabile a quello compiuto dalla Nasa per arrivare sulla Luna – si stima che il costo per questa conquista fosse compreso tra l’1 ed il 2% del Pil annuale.

Secondo il professore, affrontare il cambiamento climatico non significherà solo “fissare limiti più rigidi alle emissioni di gas serra o imporre una nuova carbon tax”. E’ necessario superare la “masochistica” “scelta italiana di ridurre all’osso gli investimenti “in istruzione e ricerca”, perché “l’innovazione” avrebbe “un ruolo determinante (…) per sconfiggere l’emergenza climatica”, e “rilanciare la crescita della produttività e della nostra economia”.

Come? Il ministro immagina “per esempio”, che “all’Ilva” si possano “sviluppare e sperimentare nuove tecnologie basate sull’idrogeno per coniugare innovazione, occupazione, rispetto dell’ambiente con la salute dei lavoratori”. Ovviamente “la sfida del cambiamento climatico va combattuta naturalmente anche a livello europeo” – e infatti l’UE si sta muovendo. “Nel prossimo programma della Commissione a sostegno della ricerca e dell’innovazione Horizon Europe, la lotta al cambiamento climatico riveste un ruolo fondamentale”.

Le politiche da implementare dovranno considerare il fatto che “l’impatto del riscaldamento globale colpirà maggiormente i bambini ed i giovani, aumentando ulteriormente la già elevata disuguaglianza intergenerazionale che affligge il nostro Paese”, e che sarà necessario “ridurre la disuguaglianza dei redditi” e “promuovere la mobilità sociale”, “se si vuole evitare che il costo della transizione verso la sostenibilità sia pagato dalle classi più deboli”.