Professori e studenti non incontrano i militari, assessore veneto vuole punirli

Il 29 ottobre, il Dirigente scolastico dell’Istituto di Istruzione Superiore “Marco Polo” di Venezia organizza, per commemorare il 4 novembre, la Festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale, un incontro con due graduati, uno della Marina Militare e l’altro della Guardia di Finanza, “obbligatorio” per le classi quinte della scuola. L’iniziativa è stata contestata dalle rappresentanze sindacali del liceo con una lettera in cui spiegano che “non si è capito in quali organismi sia stata deliberata tale iniziativa che coinvolge gli studenti dell’ultimo anno dei nostri licei durante l’orario scolastico mattutino”, visto che “né il Collegio docenti, né il Consiglio d’Istituto hanno deliberato tale iniziativa”. I docenti hanno contestato l’evento anche dal punto di vista ideologico: “L’articolo 11 della nostra Costituzione afferma che L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. E ancora “Noi docenti del liceo artistico, classico e musicale quotidianamente educhiamo i nostri studenti ai valori della pace, e della non violenza, del dialogo. A tali valori si sono sempre ispirati i progetti di Cittadinanza e Costituzione ai quali la nostra scuola ha partecipato”. Sulla vicenda si è aperta ieri la polemica politica, perché l’assessore all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan ha dichiarato in una nota: “Questi docenti non meritano di insegnare in una scuola italiana, perché nel loro ruolo di educatori si stanno dimostrando irrispettosi della Costituzione e delle Leggi italiane”. Secondo l’assessore “la Costituzione  riconosce l’importanza delle Forze Armate quale organo a difesa dello Stato,  una Legge italiana dedica alle Forze Armate la giornata dell’anniversario della firma dell’armistizio che segnò la fine della Grande Guerra. La polemica mossa di questi insegnanti è completamente fuori luogo: dimostrano un atteggiamento sovversivo, perché contestare le Forze Armate significa disobbedire alle leggi e all’ordinamento dello Stato, nonché mancare di rispetto a chi indossa ogni giorno con grande orgoglio la propria divisa. Interverrò, chiedendo all’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto un’ispezione in questo Istituto. La scuola non è un’organizzazione politica privata, e non può essere utilizzata per dar voce a propagande ideologiche ben lontane dal compito educativo degli insegnanti”. Una polemica politica che cerca di fare a pezzi la libertà di insegnamento. La scuola sarebbe molto più povera se noi docenti saremo trasformati in burocrati che devono applicare le direttive del nostro superiore gerarchico. E per questo dobbiamo essere pronti a lottare.