La bufala della recita di Natale e la libertà di insegnamento

La notizia è rimbalzata ieri da un giornale ad un sito. Ai bambini della scuola dell’infanzia Gianni Rodari di Moie – siamo in provincia di Ancona – sarebbe stata “vietata la recita di Natale” perché “offende bimbi che non sono cattolici”. La storia ha provocato le prese di posizione di Giorgia Meloni, che in un tweet ha scritto “Prima era ‘discriminatorio’ il crocifisso, poi il presepe, ora le recite di Natale. Ma sono i bimbi a sentirsi offesi, o è il fanatismo ideologico di qualche dirigente a spingere per censurare ogni simbolo e tradizione della nostra cultura?”, e della Lega.

Gli esponenti del Carroccio hanno depositato un’interrogazione al ministro Fioramenti sul tema, ed hanno scritto una lettera all’Ufficio scolastico regionale, dicendosi “preoccupati da quanto accaduto ai bambini della scuola materna statale Gianni Rodari di Moie”. Tutta colpa di una “scelta operata unilateralmente dalle insegnanti, assunta senza consultazione e consenso delle famiglie”, che è “profondamente discriminatoria nei confronti del restante 90% dei bambini, irrispettosa di quella che è una tradizione italiana ed offensiva per le famiglie che non potranno vivere un momento di felicità con i loro bambini”.

Peccato che si tratti di una bufala. Come ha spiegato la dottoressa Patrizia Leoni, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Statale Carlo Urbani: “La recita di Natale si svolgerà regolarmente e non è mai stata annullata come scritto da alcuni giornali. La scuola si è semplicemente limitata a chiedere se ci siamo bambini che preferiscono non partecipare e se, eventualmente, intendono dare un altro contributo alle festività natalizie”.

Ma come diceva Salvini “La politica” non “dovrebbe stare lontana dalla scuola”?