Il rito stanco delle elezioni degli organi collegiali

Si torna a votare nelle scuole per il rinnovo degli organi collegiali, con particolare riferimento ai rappresentanti nei consigli di classe. Sono operazioni che scontano sempre di più una logica inerziale di ripetitività burocratica alla quale non corrispondono più gli obiettivi e le motivazioni che avevano portato nei primi anni settanta del secolo scorso al tentativo di democratizzare la scuola includendo nella governance le componenti studentesche e delle famiglie. Negli ultimi anni i rapresentanti dei genitori nei consigli di classe sono diventati sempre di più sindacalisti dei loro figli e i rappresentanti dei genitori nei consigli di istituto, se va bene, rappresentano in termini di voti al massimo il 10% della totalità. Ancor più sconfortante il ruolo degli studenti che nei consigli di istituto chiedono la festa di fine anno, la raccolta fondi per le innumerevoli iniziative benefiche e altre amenità. Anni luce dalla pretesa di portare le istanze degli studenti nella didattica e nella sua organizzazione. Tutto questo è stato favorito dalla progressiva aziendalizzazione della scuola e dal ruolo della dirigenza scolastica che vede ogni forma di partecipazione esterna come un indebito controllo sulle decisioni del capo. E’ forse venuto il tempo di ripensare agli organi collegiali all’interno di una riorganizzazione complessiva dei poteri e delle competenze cominciando dal necessario ridomensionamento dei poteri della dirigenza scolastica.