Puntare sulla qualità degli insegnanti per cambiare la scuola

Il 4 dicembre, la Stampa ha pubblicato un intervento di Stefano Molina della Fondazione Agnelli. Il punto di partenza sono i risultati poco confortanti degli studenti italiani dell’ultima indagine Ocse-Pisa. Il ricercatore rileva cose che abbiamo già evidenziato noi con il post linkato sopra – come risultati negativi (e sempre peggiori) nella capacità dei nostri quindicenni di “comprendere testi scritti”, ed in particolare “nell’individuare le informazioni davvero rilevanti”. Quest’ultima capacità rappresenta una competenza sempre più rilevante nella società attuale, vista “l’enorme proliferazione di testi e di fonti che caratterizza la società dell’informazione digitale”.

Secondo il ricercatore i nostri studenti ormai giocano in una sorta di serie B, perché “gli studenti tedeschi, francesi, inglesi”, “ormai giocano in un altro campionato”. I nostri competono in matematica “con i coetanei ungheresi e portoghesi”, mentre nelle scienze “ottengono risultati comparabili a quelli di turchi, bielorussi e ucraini”.

Altri aspetti evidenziati – e di cui avevamo già scritto qualche tempo fa – dall’indagine Ocse-Pisa sono legati all’aumento della “segmentazione sociale e territoriale in atto nel Paese”, ovvero crescono “i già ampi divari tra i diversi indirizzi di scuola, con i licei che staccano sempre più nettamente gli istituti tecnici, mentre continuano a fare fatica gli istituti professionali e i centri regionali di formazione professionale”. E purtroppo sta crescendo anche il divario tra territori “con il Sud tristemente alla deriva verso livelli di competenze del tutto inappropriati per una regione europea”.

“La terapia suggerita dall’Ocse, del tutto condivisibile, è quella di puntare senza indugi sulla qualità degli insegnanti: i Paesi che nel tempo ottengono risultati sempre più soddisfacenti – Estonia e Singapore, per citare due esempi molto diversi tra loro – sono anche quelli la cui scuola è riuscita ad attrarre, formare e trattenere attraverso adeguati incentivi docenti preparati e motivati”.

Difficile non essere d’accordo con la terapia, ma attenzione, “attrarre, formare e trattenere i docenti” ha poco a che vedere con quello che è stato fatto negli ultimi anni nella scuola italiana.