Che cos’è il coding

Con il termine “coding” si intende “l’attività di scrivere codice sorgente” (un sinonimo del termine “programmare”).
Sono termini simili, ma non troppo, perché programmare significa non solo scrivere codice, ma anche analizzare, progettare, verificare ed integrare tale codice.

Il coding di cui si parla tanto in questi giorni nasce probabilmente nel 2013 in Gran Bretagna, con la creazione di un’associazione noprofit (Year of code) che promuoveva l’apprendimento della programmazione tra i bambini che ottiene un finanziamento ministeriale di 500.000 sterline.

La versione italiana nasce dalla collaborazione tra il MIUR, il CINI – Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica – ed un buon numero di partner “tecnologici” (TIM, Microsoft, Facebook, CISCO, Engineering, Samsung…), ed all’interno del programma “La buona scuola” – c’è pure un sito dedicato, “Programma il Futuro“.

L’obiettivo dichiarato di questo progetto è “fornire alle scuole una serie di strumenti semplici, divertenti e facilmente accessibili per formare gli studenti ai concetti di base dell’informatica”. Nei primi due anni sono stati raggiunti oltre 1 Milione di studenti con una media di 8 ore di attività per ciascuno.

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Nella versione aggiornata del progetto, si chiarisce che “l’obiettivo non è quello di far diventare tutti dei programmatori informatici, ma di diffondere conoscenze scientifiche di base per la comprensione della società moderna”. L’obiettivo principale sarebbe quindi di livello culturale, perché “la conoscenza dei concetti fondamentali dell’informatica aiuta a sviluppare la capacità di risoluzione di problemi e la creatività”.

La modalità base di partecipazione all’iniziativa è “L’Ora del Codice”: un’ora di avviamento al pensiero computazionale usando “Scratch”. A questa attività possono eventualmente seguire percorsi articolati e personalizzati. E ci sono pure delle “varianti locali” gestite direttamente da Microsoft, Samsung, Telecom all’interno di accordi quadro con il MIUR.

Alla base ci sono corsi e ambienti di lavoro creati e gestiti da una associazione no profit statunitense, Code.org, che ha tra i suoi partner Microsoft e Google (e l’Italia è il secondo Paese al mondo dopo gli USA per utilizzo dei materiali proposti).

Le lezioni partono dai quattro anni con puzzle da risolvere, e si arriva a lezioni avanzate di Computer Science, materiali per i docenti (in inglese) ed un ambiente di apprendimento per ragazzi over 13 che è basato su Javascript. C’è da rilevare che sul sito ministeriale invece non ci sono molti materiali di supporto per gli insegnanti. Gli unici presenti sono la scansione di un libro di Carlo Batini del 1984, ed il link ad un e-book del 2008 sugli aspetti culturali del digitale, Blown to bits.