FIORAMONTI E LA NUOVA MATERIA DI EDUCAZIONE AMBIENTALE

Alcuni giorni fa il Ministro Fioramonti ha proposto l’introduzione di una nuova materia obbligatoria denominata “Educazione Ambientale” con 33 ore annue, voto autonomo e spalmata sulla discipline esistenti, come succederà per “Educazione Civica”. Si è levato un coro di approvazione acritica alla “bella idea”e al fatto che l’Italia sarà il primo paese al mondo ad inserire strutturalmente tale studio nei curricola delle scuole pubbliche. Il tutto senza aumentare il monte ore delle lezioni nelle scuole….

Ma è proprio una bella idea?  Dopo il recente fallimento del Forum sui cambiamenti climatici a Madrid appare evidente che non basta Greta Thunberg per cambiare un modello di sviluppo consolidato e al quale non si vuole trovare una seria alternativa. Non basta quindi fare i soliti pistolotti sui comportamenti ecosostenibili e sulla centralità dell’ecologia a scuola laddove nel mondo reale si operano decisioni in netto contrasto in nome dellosvipuppo economico basato sul PIL.

La proposta Fioramonti è la solita boutade per far finta di affrontare un tema complesso con strumenti semplici. Servirebbe invece introdurre e potenziare lo studio dell’economia e della geopolitica nella scuola per costruire conoscenze e consapevolezza sui temi del cambiamento climatico e dei conseguenti comportamenti politici e sociali. Ricordo che l’economia è ora studiata poco e male solo in alcuni istituti tecnici. Nei licei non esiste e putroppo si riscontra diffusamente una penuria di docenti preparati ad insegnare l’economia e la stioria del pensiero economico. Ricordo a Fioramenti che il suo governo non è riuscito ancora ad introdurre una plastic tax seria e si ferma di fronte ai tanti interessi corporativi che non vogliono pagare nulla per salvare l’ambiente. Il MInistro ci ripensi. I docenti non possono diventare tuttologi a seconda delle pulsioni politiche di breve periodo. Serve invece tornare a studiare seriamente i fondamentali delle discipline dai quali discendono gli effetti per una trasformazione del modello disviluppo attuale. Prima che sia troppo tardi