Le dimissioni di Fioramonti sarebbero una sconfitta per tutta la scuola statale

Le notizie circa le possibili dimissioni di Fioramonti si  moltiplicano e lo stesso ministro appare non adeguatamente sostenuto dalla sua stessa maggioranza mentre alcune forze sindacali non  sembrano rendersi conto che il suo allontanamento può significare solo l’ulteriore marginalizzazione del settore dell’istruzione e degli insegnanti della scuola statale. A poco valgono le formali prese di posizione di sostegno da parte del movimento 5 stelle, a nulla servono le parole del ministro dell’economia circa il suo dispiacere per non aver trovato le risorse sufficienti per avviare una stagione di investimenti e di nuovi contratti nel settore scolastico e universitario.

Il fatto è che la classe politica italiana da decenni  ha considerato a parole la scuola come un settore fondamentale, ma nei fatti l’ha trattata come l’ultima delle emergenze italiane. Del resto il milione di dipendenti pubblici che vi lavorano non sono mai riusciti, se non in occasione dei grandi scioperi del 1988-89, a far sentire la propria voce preferendo spesso delegare forze sindacali che hanno fatto prevalere la concertazione alla rivendicazione . Dal 1988 abbiamo avuto la caduta libera dei salari reali dei docenti e  tre grandi riforme (Berlinguer, Gelmini, Renzi-Giannini) che hanno decostruito la scuola italiana inseguendo i dettami dell’ideologia liberista (aziendalizzazione delle scuole, parità e competizione tra scuola statale e scuola parificata, introduzione di inutili e inefficaci incentivi e bonus “meritocratici”, frammentazione della contrattazione di secondo livello con l’introduzione delle RSU di istituto, filosofia invasiva delle “competenze”, ecc.).

Negli ultimi due anni (governo Conte 1 e 2) si è riusciti a scardinare alcuni fondamenti della “Buona Scuola” renziana e l’ultimo accordo di conciliazione tra OO.SS. e MIUR ne segna l’ulteriore superamento.  Fioramonti, molto più del grigio e burocratico ministro Bussetti, ha dimostrato disponibilità a rappresentare alcune delle ragioni dei docenti e dei lavoratori della scuola. In primis ha messo in primo piano il problema dei salari del personale della scuola e in particolare dei docenti da cui discende anche il necessario recupero di autorevolezza e considerazione sociale di una categoria che è stata considerata negli ultimi decenni come composta da impiegati un po’ anomali, ma sempre impiegati esecutivi di scelte ideologiche operate da politici, esperti, pedagoghi, filosofi che hanno dimostrato di non capire nulla della scuola reale. Il tutto alla faccia del principio costituzionale della libertà di insegnamento.

Alcuni hanno considerato un azzardo di Fioramonti quello di chiedere almeno 3 miliardi per la scuola e il contratto degli insegnanti con la prospettiva di arrivare ad aumenti a tre cifre, pena le sue dimissioni. Il fatto è che l’aumento prospettato sarebbe stato solo una timida compensazione della diminuzione salariale dei docenti degli ultimi anni. Ricordo che l’ultimo insufficiente CCNL è stato sottoscritto dopo quasi nove anni di blocco contrattuale. Di fronte alle altre “emergenze” di bilancio la richiesta di Fioramonti non è stata accolta preferendo continuare a privilegiare altri equilibri sostenuti anche dalle grandi confederazioni sindacali. Quando il ministro ha rivendicato gli aumenti per i docenti immediatamente negli altri comparti del pubblico impiego i confederali hanno chiesto che gli aumenti fossero percentualmente uguali per tutti cristallizzando di fatto la forbice salariale che ha sempre penalizzato i docenti e il personale della scuola. Contestualmente però si sono trovati i soldi per incrementare ulteriormente gli stipendi dei dirigenti scolastici con sconcertante gaudio degli stessi confederali. Una situazione incredibile che ha bloccato in fieri la possibilità di sviluppare un investimento di bilancio finalizzato soprattutto alla scuola e al suo personale.

Le dimissioni di Fioramonti sarebbero in concreto la vittoria dello status quo stipendiale e l’ulteriore sconfitta per i docenti. Il problema salariale è il vero problema dei docenti e non si può più continuare ad operare il tradizionale scambio tra bassi stipendi e posti di lavoro che sembra ancora contraddistinguere parte delle politiche sindacali. Non è un caso che sulla questione precariato e sulle promesse nei suoi confronti si è spesa negli ultimi anni la maggior parte delle rivendicazioni sindacali.

L’isolamento di Fioramonti sulla questione stipendiale rappresenta la debolezza della categoria dei docenti nei confronti delle classi di governo passate, presenti e forse future.

Anche per questo è necessario sostenere Fioramonti e convincerlo a restare.