L’ignoranza della geografia

Qualche giorno fa il sito web del ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti ha inserito il regno di Wakanda, “un’isolata nazione dell’Africa Orientale tra le più ricche e tecnologicamente avanzate della Terra grazie ai suoi enormi giacimenti di vibranio ed è governato dal Re T’Challa”, tra i partner commerciali degli Usa.

Peccato che il Wakanda sia un paese immaginario inventato da Stan Lee, e ambientazione principale del fumetto Black Panther. Se n’è accorto l’utente twitter Francis Tseng, e il suo tweet è diventato subito virale. Poco dopo, il portavoce dell’USDA ha dichiarato, dopo la rimozione del Paese dall’elenco, che il Regno di Wakanda è stato aggiunto all’elenco per errore durante un test del personale.

Gli strafalcioni geografici non vengono solo dagli Usa. Come rileva Riccardo Morri, presidente dell’Associazione italiana insegnanti di geografia, anche in Italia sono sempre più frequenti. E “la situazione nel nostro Paese è peggiorata con la legge Gelmini che ha quasi cancellato la geografia dalle scuole superiori”.

Anche perché nella scuola si arriva raramente a 2 ore alla settimana, mentre nei licei la geografia si studia solo nel biennio tre ore alla settimana (insieme alla storia). Come conclude Morri la situazione è “aggravata dalle assegnazioni di queste ore molto spesso a docenti non abilitati all’insegnamento della Geografia, e quindi privi delle specifiche e necessarie competenze”.

Dietro tutto questo c’è la scarsa considerazione che ha la materia in Italia a tutti i livelli. Eppure oggi “potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nella comprensione di fenomeni come i cambiamenti climatici e nell’educazione alla sostenibilità e alla cittadinanza, come previsto dagli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”.