La scuola classista dal sapore ottocentesco nella Roma del 2020

Nella Roma del 2020 la lavagna con la linea di separazione tra “buoni” e “cattivi”, “somari” e “secchioni” è roba antiquata. Nella Roma del 2020, quartiere Trionfale, il criterio di divisione in gruppi della popolazione studentesca sta nei conti in banca delle famiglie e nelle piotte elargite dai genitori ai figli. Accade così che l’istituto comprensivo “via Trionfale” nel suo sito internet si presenti con queste parole alla platea dei potenziali iscritti: “L’ampiezza del territorio rende ragione della disomogeneità della tipologia dell’utenza che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate. La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono, infatti, alunni appartenenti a famiglie di ceto medio-alto, mentre il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti e simili)”.

La dirigenza dell’istituto avrà pensato che informare l’utenza della composizione sociale delle sue sedi fosse importante per orientare la scelta riguardante il plesso dove iscrivere i ragazzi. La dirigenza scolastica avrà dimenticato, però, l’articolo 3 della Costituzione italiana di cui, dunque ci permettiamo di consigliare la rilettura.

L’improvvida carta di identità dell’Ic “via Trionfale” ha sollevato da più parti un vespaio di polemiche indignate che hanno indotto i vertici della scuola a rimuovere la presentazione incriminata dal sito internet. Contro le parole utilizzate nella descrizione si è espressa anche la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che ha affidato il suo commento a un tweet: “La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l’istituto romano di cui ci racconta oggi @leggoit possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido”.