Sullo scandalo della scuola romana che discrimina socialmente gli studenti

Tutti noi abbiamo gridato allo scandalo di fronte alla pubblicazione, sul sito dell’I.C. Trionfale” di Roma, della composizione sociale degli iscritti ai vari plessi dell’Istituto. A ragione, perché la divisione della popolazione in base al censo ci pare cosa, almeno formalmente, superata dalla Rivoluzione francese. Se però pensiamo che l’Istituto in questione non ha fatto altro che adempiere, anche se in modo eccessivamente zelante, a un dettato ministeriale e fotografare un dato di fatto la cosa appare subito più complessa . Viene da pensare che forse un comportamento analogo da parte delle altre scuole aiuterebbe a comprendere la vera composizione sociale delle nostre città e di conseguenza delle nostre scuole. Una conoscenza puntuale delle diverse situazioni dovrebbe essere strumento indispensabile per il ministero, in primis, e per i sociologi per capire la situazione reale  e quindi intervenire per rimuovere, nei fatti e non a parole, le differenze che tanto incidono sulla formazione dei nostri giovani e sulla mancata mobilità sociale del nostro Paese.

Anziché gridare allo scandalo il Ministero farebbe bene a pretendere da tutte le scuole che la fotografia dei loro istituti fosse a fuoco come quella del comprensivo di Roma, magari in forma riservata, perché se si vuole veramente adempiere all’art. 3 della Costituzione italiana si deve partire da dati reali. Il politicamente corretto serve a tranquillizzare le coscienze non a risolvere i problemi e gli insegnanti, da sempre lasciati da soli di fronte alle sempre più complesse situazioni sociali, hanno sempre meno strumenti e capacità per poter incidere in maniera significativa su problemi che travalicano il mondo della scuola dove emerge solo la punta di iceberg molto più grandi di quanto la scuola da sola possa rimuovere.

 

Raffaella Soldà