Dacia Maraini ringrazia gli insegnanti preparati e malpagati

In un editoriale del Corriere della Sera, Dacia Maraini si occupa come tanti del tema della scuola. La scrittrice si chiede se “in Italia ci siano due Paesi: uno fatto di scuole piene di ragazzini ignoranti” e “uno con scuole e ragazzi vogliosi di apprendere, che studiano, inventano mondi e pensieri nuovi”. Se così fosse, lei è sempre finita “in questo secondo tipo di scuole”.

Come la la “Scuola Martin Luther King di Caltanissetta”, in cui c’è un'”orchestra di una ventina di elementi e suonano con una sapienza da rimanere ammirati”, “leggono in classe romanzi e saggi, li commentano e poi scrivono a loro volta poesie in dialetto sui temi di rilievo”. E di esempi così ce ne sono tanti, dalla “Scuola media Tisia D’Imeria di Termini Imerese”, all'”Istituto comprensivo Verga e la Scuola media Don Bosco di Canicattì”, dal “Liceo Eschilo di Gela” alla “Scuola elementare Plesso ex Capuana di Mazzarino”, dal “Liceo Fardella Ximenes di Trapani” all'”IC Quasimodo di Floridia” ed alla “Scuola istituto Mazzini di Vittoria”…

Come mettere assieme tutto questo? L’idea della Maraini è che “la Scuola come istituzione effettivamente sia ridotta a pezzi. Ma esiste una rete di insegnanti preparati, dediti alla propria missione, che reggono sulle loro spalle la Scuola, come la leggenda racconta che fece un certo Cola Pesce che era bravissimo a recuperare le cose perse nel mare. Andava, raccoglieva e portava a galla. Ma un giorno non tornò: Cola aveva scoperto che una delle tre colonne su cui si reggeva l’isola era spezzata e lui decise di rimanere immerso per tenerla su. Così fanno i nostri bravi insegnanti, pagati poco, e senza più autorità riconosciuta, per tenere su la Scuola. Vogliamo ringraziarli?”.