CORONAVIRUS: IL GRANDE CAOS

Grande è il caos nelle scuole del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia. Manca un’autorità centrale nazionale che dia univoche indicazioni di comportamento per le scuole nell’emergenza coronavirus.

 

Le giornate di sabato 29 febbraio e domenica 1 marzo saranno ricordate in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna come le giornata del caos e della creatività della dirigenza scolastica. Nelle more colpevoli della pubblicazione del  D.P.C.M. sul coronavirus del 29 febbraio e di chiare istruzioni operative da parte del MIUR (non bastano certo le faq), i dirigenti scolastici hanno cercato di riempire le scuole di personale di fronte alla sospensione delle lezioni decisa dal governo fino al 7 marzo compreso.

Circolari telematiche, siti e WhatsApp  hanno imposto ai docenti presenze estemporanee nelle sedi scolastiche per:

-collegi docenti non calendarizzati

-riunioni di dipartimento non calendarizzate

-corsi di formazione creativi sulla didattica telematica

-impostazione di lezioni telematiche

Ecc.ecc.

 

E’ chiaro che esiste un retropensiero per il quale i docenti non aspettano altro che stare a casa senza fare nulla mentre altri lavorano indefessamente negli uffici delle scuole e delle presidenze. Il problema è che i docenti devono fare lezione in aule spesso non rispondenti ai parametri previsti dalla legge e con 20-25-30 allievi stipati uno vicino all’altro. La sospensione delle lezioni è un provvedimento di prevenzione sacrosanto per evitare soprattutto agli allievi il dilagare dell’epidemia. Ma ciò vale anche per il lavoratori (docenti e ATA) che non potrebbero essere obbligati a stare in decine o centinaia in spazi limitati (per i collegi dei docenti) o in aule vuote alla ricerca di fare ricerca sulla “didattica telematica” per allievi che dovrebbero essere a casa tutti di fronte ai loro computer per seguire le lezioni dei docenti innovativi. Ma c’è una legge che prevede l’obbligatorietà per famiglie e allievi di avere internet, computer e stampanti? Ci sono piattaforme così solide nelle scuole che tengano centinaia di migliaia di collegamenti in contemporanea?

Se la didattica telematica può avere un senso per casi rari ed eccezionali (ad es. allievi ospedalizzati) non può essere spacciata come prassi  normale dell’insegnamento laddove è essenziale il dialogo educativo diretto e immediato nel gruppo classe. Questo è il vero pericolo del coronavirus nelle scuole.

Un pensiero va al personale di segreteria delle scuole che resta sempre obbligato a stare in spazi spesso angusti a lavorare alla iperbolica burocrazia scolastica senza che nessuno si ricordi di loro e al fatto che anche loro rischiano in assenza di spazi adeguati gli effetti della propagazione del virus.