NELLA SCUOLA DELLA DAD ESISTONO ANCORA LE RELAZIONI SINDACALI? CHE FINE HANNO FATTO LE RSU?

Travolte dall’emergenza COVID 19 sembra che nelle Istituzioni Scolastiche, analogamente a quanto accade anche in altri contesti amministrativi e istituzionali più rilevanti, il concetto di democrazia, partecipazione e controllo sia andato in vacanza. Così accade che gli organi collegiali della scuola non siano convocati nemmeno in modalità a distanza oppure siano convocati con modalità astruse e prive di legittimità solo per ratificare o, meglio, prendere atto delle decisioni del dirigente.

Ciò appare ancor più vero nel caso delle relazioni sindacali nelle scuole. Pochissimi sono i casi di convocazione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) che in linea pratica potrebbero riunirsi anche in presenza per il limitato numero di componenti (3 rappresentanti sindacali di scuola con un massimo di altri 5 rappresentanti sindacali provinciali e il dirigente per un totale massimo di 9 persone). La responsabilità cade non solo sulla dirigenza scolastica che ha tutto l’interesse a non proporre e decidere, ma anche sulle organizzazioni sindacali che poco fanno per attivare la contrattazione.

In questa fase le RSU avrebbero un ruolo fondamentale. Infatti con la sospensione delle attività didattiche in presenza sono venute meno tutte quelle attività accessorie che erano comprese nel contratto di istituto per la distribuzione del FIS (Fondo dell’ Istituzione Scolastica). Si pensi all’organizzazione di progetti, viaggi di istruzione, stage, partecipazione a commissioni, ecc. Il rischio è che , in mancanza di una riformulazione del contratto di Istituto per la parte economica, gran parte del FIS venga accantonata per essere oggetto di contrattazione indistinto il prossimo anno scolastico. Ma ciò è sicuramente ingiusto perché non riconosce il lavoro accessorio concreto svolto dai docenti negli ultimi mesi e nei mesi a venire fino al 31 agosto (fine dell’anno scolastico). La Didattica a Distanza (DAD) ha comportato un oggettivo aumento del carico di lavoro diretto e indiretto che non può essere commensurato con un orario di lavoro tradizionale. La sua obbligatorietà imposta per legge con l’utilizzo di mezzi di comunicazione informatica e telematica propri ha costretto i docenti a fruire della rete internet domestica con costi oggettivi. Riconoscere in termini di FIS la flessibilità insita nell’organizzazione della DAD, l’impegno accessorio che ha superato di fatto l’orario contrattuale tradizionale e  l’aumento di oneri burocratici che molti dirigenti hanno imposto ai docenti per dimostrare la loro attività è un atto dovuto. Serve quindi un nuovo contratto di Istituto che devolva la parte del FIS che non si può più finalizzare alle voci tradizionali per riconoscere l’impegno accessorio dei docenti. Lo si faccia subito per evitare che tutto venga dimenticato e tutto lo stanziamento venga poi ricontrattato con le tradizionali pretese di parte del personale ATA di accedere a quote importanti del FIS.

Quando ci si riferisce la personale ATA non si dovrebbe dimenticare che oggettivamente l’impegno di gran parte dei collaboratori scolastici, non certo per demerito loro, è stato ridotto mentre dovrebbe essere riconosciuto l’accessorio per i tecnici nella misura in cui abbiano collaborato attivamente all’organizzazione della DAD. Così pure deve essere tradizionalmente mantenuta la quota per il personale di segreteria che ha continuato la sua attività anche in smart working.

E’ interesse di tutti coloro che stano lavorando per la scuola nell’emergenza CPVID 19 che la contrattazione di Istituto continui. Si può fare senza grandi problemi (in modalità telematica o in presenza). Le OO.SS. dovrebbero pretenderla.