I disabili dimenticati dalla scuola ai tempi del Coronavirus

La Didattica a Distanza ha lasciato indietro tante persone, tra questi ci sono sicuramente i più deboli, i disabili. Per capirlo basta fare una semplice ricerca su Change.org. Tra le tante petizioni c’è anche quella di Antonella Perini, impiegata veneta e soprattutto mamma di Gianluca, affetto da una rara e grave malattia genetica, la sindrome di “Sturge weber” che dice tutto già dal titolo: Emergenza coronavirus: Gianluca, bimbo disabile a casa senza aiuti.

Su Change.org Antonella racconta l’inferno in cui è precipitato suo figlio con il lockdown: “Gianluca non parla, non cammina, ma sente e sorride, andava a scuola dalle nove alle sedici, faceva equitazione, aveva i suoi amici. Adesso il nulla. Non guarda neppure la tv. Quello che chiedo al Miur è di trasformare le ore di lezione di Gianluca in assistenza didattica domiciliare. Fateci i testi sierologici, a noi e all’insegnante, e poi, per favore, lasciate che la scuola entri in casa nostra”.

Gianluca è uno dei 260.000 studenti disabili presenti nella scuola italiana. Per loro il ministero dell’Istruzione non ha previsto alcuna didattica speciale. Per capirlo basta cercare le tracce in rete, come le lettere a Repubblica della mamma di Carlo, in cui racconta che “per gli autistici come Carlo, che  cosi come tutti gli altri bambini in difficoltà, non è stata spesa nemmeno una parola. C’è solo la disperazione delle famiglie”. Un racconto nato come risposta ad un’altra lettera, quello della mamma di Nicolò, “la mamma di un bimbo pluridisabile che a causa della sospensione di scuole e terapie sta vedendo la vita trasformata in un inferno, ancora più grande di quanto non lo sia già normalmente”.

I racconti dei genitori di ragazzi e bambini disabili narrano tutti la stessa storia. Marco Sabatini è un giornalista, romano, ed è il papà di Matteo, 12 anni, un ragazzo autistico allegro e integrato: “Senza amici, senza stimolazioni, senza il contatto con gli insegnanti, senza lo sport, i nostri figli perdono, ogni giorno, quei granelli di autonomia che con spaventosa fatica hanno conquistato passo dopo passo. Anni di lavoro e di sacrifici si sgretolano sotto i nostri occhi. Come si può pensare che ragazzi con queste difficoltà cognitive possano apprendere attraverso uno schermo? In Matteo ho visto subito una regressione e il ritorno delle sue fissazioni. Dall’insegnante di sostegno abbiamo ricevuto qualche video e nulla di più”. E lui come altri genitori hanno rilevato un’altra dimenticanza del Ministero dell’Istruzione: “Nella task force del Miur, nominata per gestire la ripartenza della scuola, non c’è nemmeno un esperto o un’esperta sulla disabilità” – e pensare che il ministro ha lavorato anche come insegnante di sostegno…