RIDUZIONE DELL’ORARIO DI CATTEDRA PER I DOCENTI ULTRASESSANTENNI

 

UNA PROPOSTA DI BUON SENSO DOPO L’EMERGENZA COVID 19. RIDUZIONE DELL’ORARIO DI CATTEDRA PER I DOCENTI ULTRASESSANTENNI

La Gilda degli Insegnanti propone da molti anni che gli insegnanti anziani, quelli vicino all’età della pensione, possano volontariamente chiedere il dimezzamento delle ore frontali di lezione a parità di stipendio  per poter essere utilizzati, sempre a domanda, in altre funzioni di natura organizzativa nella didattica (funzioni strumentali, tutoraggi, formazione, progettazioni, ecc.) in modo da valorizzarne l’esperienza lavorativa nella scuola. Il motivo, PRIMA DEL covid 19, era strettamente legato al progressivo stress lavoro correlato che colpisce tale fascia di docenti e all’aumento di richieste di competenze legate all’innovazione didattica che non trova spesso adeguato riscontro nei docenti in vista della quiescenza.

Il mestiere di insegnante è un mestiere usurante e tale è stato riconosciuto per il momento alle docenti e ai docenti della scuola dell’infanzia, ma l’usura colpisce indistintamente tutto il corpo docente.

La proposta di part-time volontario  compensato dall’utilizzo in altre funzioni trova nel momento dell’emergenza COVID 19 altre importanti giustificazioni. La Commissione presieduta da Vittorio Colao parla infatti di esonero dal lavoro per gli over 60 poiché il rischio di contrarre il COVID 19  è troppo alto, ma è soprattutto elevato il rischio di un decorso nefasto: tra i 62 e i 74 anni il rischio di morte aumenta di 2,84 volte rispetto agli under 62, quasi tre volte in più. È chiaro che avere patologie croniche preesistenti aumenta il rischio ma chi è in là con l’età si ammala e muore molto di più anche in assenza di patologie croniche preesistenti. La presenza in classe con il contatto diretto con decine di allievi è sicuramente un elemento di ulteriore rischio che deve e può essere limitato.

La famosa quota 100 ha svecchiato di poco l’età media dei docenti italiani, ma la scuola italiana è sempre la prima in Europa per numero di insegnanti ultracinquantenni. Non sappiamo ancora se, di fronte alla crisi economica derivata dalla pandemia, l’ultimo anno di quota 100 verrà mantenuto. Sicuramente gli scenari futuri non sono favorevoli al mantenimento di provvedimenti finalizzati alla riduzione dell’età pensionabile e il pericolo è di ritrovarsi ancora con una quota importante degli insegnanti ultrasessantenni costretti a rimanere in classe fino a 65-67 anni con tutti i problemi che ne possono derivare anche dal punto di vista del necessario turn over che dovrebbe favorire i precari e i docenti giovani vincitori di concorso.

Gli ultimi dati ISTAT calcolano che i docenti attualmente ultrasessantenni in servizio sarebbero circa 33 mila. Un part-time volontario compensativo libererebbe al massimo 10-15 mila cattedre, un numero che potrebbe essere occupato dai più giovani e che non sarebbe una tragedia per il bilancio dello Stato anche per il risparmio che si produrrebbe sugli elementi di salario accessorio.

Il COVID 19 ci accompagnerà ancora per diversi mesi o addirittura anni se non si scopre un vaccino efficace. In questo tempo sarebbe giusto che la proposta di riduzione dell’orario frontale di cattedra per gli ultrasessantennni fosse presa in considerazione dalla politica italiana. Si può fare senza grandi problemi.