Il comma 22 del dirigente

 

IL COMMA 22 DEL DIRIGENTE                                                                                           di Stefano Battilana

Uno studioso della Columbia University, esperto di talent management e dal nome difficile, il professore Tomas Chamorro-Premuzic, si è posto la domanda in un interessante libro dal titolo: “Perché tanti uomini incompetenti diventano leader?”, pieno di tante storie emblematiche, ma sorretto da una tesi: i processi di selezione della carriera sono totalmente inadatti e persino controproducenti, al punto di scambiare le caratteristiche predittive di un capo fallimentare e certamente impopolare quali indicatori di un potenziale direttivo. La cosa ci ricorda il famoso Paradosso di Peter o “principio di incompetenza”, cioè che il dirigente arriva sempre al livello in cui è più incapace: si tratta di un trend storico, quasi eterno.

Ebbene, questo spiegherebbe i tanti problemi di relazione che si incontrano col proprio “capo”, il quale è arrivato alla propria posizione per un elevato livello di autostima e presunzione personale, regolarmente scambiato per capacità di leadership. Un fenomeno che Freud aveva chiamato “attrazione per il narcisista”, sul quale viene dirottato l’amore che si è incapaci di provare per sé stessi. Fatto sta che l’incompetenza di tanti in posizione di comando è opinione assai diffusa fra almeno i ¾ dei loro sottoposti. L’autore riporta inoltre i risultati di uno studio che rileva, fra coloro che abbandonano il lavoro, che almeno il 75 % lo ha fatto a causa dello stress provocato da superiori mediocri e arroganti: tutto per colpa di meccanismi di selezione errati e persino dannosi.

Insomma, sfondano sempre le caratteristiche considerate “vincenti”, la cosiddetta “stoffa del capo”, le quali risultano essere apprezzate proprio da chi deve favorirne la carriera, ricordando, come ci dice il libro, “quelle del maschio Alpha e cioè il protagonismo rispetto all’umiltà, l’estroversione rispetto alla sobrietà, la voce grossa rispetto all’understatement”: un atteggiamento antisocratico di chi non sa e non vuole riconoscere i propri limiti, di chi sa poco ma ritiene di sapere tutto e tende quindi a sopravvalutarsi. Un ritrattino del “capo” che in tanti potremmo sottoscrivere e un fenomeno che non smettiamo di riscontrare nella realtà e nella cronaca: perché chi comanda deve farlo in modo sgradevole e quasi mai empatico? Perché non devono prevalere l’affabilità, la condivisione, la bonomia e in ultima analisi il rispetto per la persona?! Eccolo il Comma 22 del titolo, che così potremmo sintetizzare: “il dirigente buono è un buon dirigente, ma il buon dirigente non può essere un dirigente buono”. In attesa di spezzare questo circolo vizioso, riflettiamo sul meccanismo, per cambiare le cose…

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.