L’allarme della Normale alla ricerca dei talenti perduti “Vengono solo figli di ricchi”

Di Valeria Strambi

da Repubblica

La Normale non è una scuola solo per ricchi. E, certo, non vuole diventarlo. Oggi l’ascensore sociale che in passato consentiva al figlio dell’operaio di diventare dottore sembra essersi inceppato nonostante l’istituto di eccellenza pisano continui a mettere a disposizione di tutti i suoi allievi vitto, alloggio e corsi gratuiti affinché nessuno studente meritevole resti tagliato fuori.

A lanciare l’allarme è lo stesso direttore della scuola, il professor Luigi Ambrosio: «Una delle criticità da affrontare è la sempre più alta estrazione sociale dei nostri allievi — afferma — Sempre più spesso i normalisti sono figli di genitori laureati, di insegnanti e di altri professionisti. Prima non era così».

Un esempio per tutti è quello del professor Adriano Prosperi, nato in una famiglia contadina di Cerreto Guidi (Firenze) nel 1939 e divenuto storico e saggista di fama. «Per lui la Normale fu un trampolino per allargare i propri orizzonti e le proprie possibilità» prosegue Ambrosio, che cita anche la protagonista del bestseller di Elena Ferrante L’amica geniale , Elena, per la quale negli anni Sessanta la Normale ha rappresentato «uno strumento straordinario di emancipazione e libertà».

Negli ultimi dieci-quindici anni questo ruolo si è molto ridotto, per la scuola pisana come per tutta l’istruzione universitaria di alto livello. «Pensiamo alla conoscenza delle lingue: è ovvio che sia più sviluppata in chi ha avuto più occasioni di viaggiare e quindi più risorse economiche — prosegue Ambrosio — Il nostro compito è valorizzare quegli studenti capaci che, per ragioni familiari, non hanno avuto queste possibilità».

Per invertire tali tendenze un’ipotesi è quella di cominciare il percorso di orientamento per i futuri normalisti fin dai primi anni del liceo, così da poter seguire e indirizzare da subito gli alunni più promettenti. Oppure di intercettarli attraverso il progetto “La Normale a scuola” che, durante il lockdown, ha coinvolto migliaia di studenti delle superiori, i quali hanno potuto assistere a lezioni online tenute dai docenti dell’istituto.

Una percezione simile arriva anche dall’altra scuola d’eccellenza pisana, la Sant’Anna. Dal 2013 ha attivato il progetto “Merito e mobilità sociale” pensato per attirare gli studenti più talentuosi ma con poche risorse: «Abbiamo un tesoro nascosto nel cassetto e troppo spesso rischia di rimanere chiuso lì — afferma la rettrice, Sabina Nuti — Ogni anno lanciamo una chiamata alle armi alle scuole d’Italia, chiedendo loro di segnalarci 120 studenti particolarmente promettenti provenienti da contesti socio-economici fragili. Questi ragazzi vengono poi inseriti in un percorso di orientamento curato dagli stessi allievi della Sant’Anna ». Il progetto agisce su un doppio binario: quello informativo, che consiste nell’illustrare agli studenti i tipi di corsi universitari, i libri per prepararsi a eventuali test di ammissione e l’esistenza di borse di studio; e quello motivazionale, per stimolare i loro interessi e infondere fiducia, sfatando il mito che per raggiungere gli obiettivi funzionino solo le raccomandazioni.

Un po’ come è successo ad Anna Di Palma, ventitreenne di Boscoreale, in Campania, che mentre frequentava il liceo linguistico a Torre Annunziata è stata segnalata dai suoi professori: «Se non mi avessero coinvolta, sarei rimasta a Napoli, avrei abbandonato gli studi come la maggior parte dei miei compagni e non mi sarei laureata. Oggi frequento la magistrale in Studi per la sicurezza internazionale alla Sant’Anna e ho deciso di prender parte alla stessa iniziativa che, anni fa, mi ha aperto gli occhi. Seguo come tutor un gruppo di studenti delle superiori in Puglia. Giovani che, come me, provengono da una realtà difficile. Eppure hanno una forza enorme, che va solo tirata fuori».