L’ABILITAZIONE VACCINALE

Il dibattito, al momento piuttosto virtuale, a onor del vero, sull’obbligatorietà del vaccino anti-Covid al fine di raggiungere la copertura dell’intera popolazione imperversa da un po’ sui socialmedia e da ultimo, dopo una serie di proposte politiche e sindacali di vaccinare per primi gli insegnanti, anche nel mondo della scuola.

LA LEGGE E I VACCINI

Sgombriamo il campo dalle tutele costituzionali della libertà di cura e di prevenzione, il noto Art. 32 che tutela il diritto alla salute individuale e collettiva, il quale testualmente recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Ne discende, da una lettura immediata, che non può esistere l’obbligo vaccinale, ma che comunque tale obbligo può essere disposto per legge, come, del resto, ha ribadito la Corte Costituzionale nella Sentenza 307/1990, che legittima l’ “uso impositivo di un trattamento sanitario”, laddove risulti idoneo “a preservare la salute del prossimo”. La cosa quindi è fattibile, ma piuttosto complicata e persino controversa, riguardando l’interpretazione in punta di diritto di una questione di dottrina costituzionale, per una misura di validità universale, che magari si renderà necessaria solamente assai più avanti, all’eventuale mancato raggiungimento della soglia minima per l’immunità di gregge. Va ricordato, peraltro, che l’obbligo vaccinale per gli alunni fino a 16 anni e per un totale di 12 vaccinazioni è stato imposto dalla Legge 119/2017 (cosiddetto Decreto Lorenzin), obbligo che si è rivelato piuttosto efficace, soprattutto nella scuola dell’infanzia (in quanto non è scuola dell’obbligo scolastico), dove l’esclusione dalla iscrizione degli alunni non vaccinati ha praticamente azzerato il fenomeno no-vax.

LA SOLUZIONE CONTRATTUALE

Vogliamo tuttavia scendere di un gradino e contemporaneamente salire a un piano più attuale: cosa potrebbe significare in termini pratici dare priorità al personale scolastico nelle vaccinazioni? E se qualcuno si rifiutasse perché integralmente no-vax? In questo caso sarebbe lungo e controverso far ricorso alla legge, ma per avere un’altra soluzione basta osservare cosa avviene in un normale progetto di viaggio aereo, che si regge sul reciproco accordo: io ti pago il biglietto e tu mi fai volare alla mia destinazione. Provate a salire a bordo senza un tampone negativo recentissimo, provate a sbarcare senza questa credenziale sanitaria, provate a evitare la quarantena imposta agli stranieri in moltissimi paesi. È molto probabile che presto verrà richiesta la vaccinazione, che consentirebbe alle compagnie aeree di abbattere i costi legati alla prevenzione e al contenimento del contagio. Certo, voi direte, qui si tratta di rapporti di prestazione contrattuale: se non mi voglio tamponare o vaccinare, basta che non voli su Parigi o Pechino, nessuno mi obbliga, ma il lavoro è un’altra cosa, senza quello non si mangia, se lo dovessi perdere per non voler ottemperare a un obbligo vaccinale, il danno alla mia salute sarebbe enorme. E quindi, lasciamo che si vaccinino i volenterosi (la quasi totalità, si suppone) e i pochi recalcitranti non possiamo certo obbligarli?! Purtroppo non esiste un’immunità di gregge scolastica, non si tratta in questo caso di una comunità isolata ma interattiva e l’efficacia della vaccinazione è legata alla ragionevole certezza di rendere le scuole luoghi completamente sicuri, almeno per chi ci lavora. E il primo responsabile di questa sicurezza, nonché delle altre, è l’amministrazione, immedesimata nel dirigente scolastico, che, così come deve garantire DPI, protocolli igienizzanti, areazione e lavaggio delle mani, proprio perché il rischio è aumentato dal contatto col pubblico, potrebbe richiedere l’obbligo vaccinale. Badate bene: richiedere, non imporre, dal momento che non spetta al datore di lavoro la tutela generale della salute, ma solo la richiesta del rispetto delle condizioni contrattuali, a norma del Codice Civile, che all’art. 2087 gli impone il rispetto di tutte le misure di prevenzione per la salubrità dell’ambiente di lavoro, che potrebbero comprendere la vaccinazione (quella antinfluenzale è già in effetti agevolata per il personale scolastico).

 

LA DEONTOLOGIA VACCINALE

Esiste, infine, un’ulteriore questione, specifica della professionalità degli operatori scolastici, che operano in un comparto di pubblica utilità, assai analogo a quello della sanità, per il quale nessuno si sognerebbe di parlare di esenzioni vaccinali per il personale a contatto col pubblico. Così come esiste un giuramento di Ippocrate, che impone al sanitario una responsabilità deontologica, onde evitare in qualsiasi modo di infettare il paziente, così dovrebbe esistere una sorta di Impegno di Quintiliano (il primo insegnante con un pubblico incarico), come una forma di abilitazione alla frequenza della comunità scolastica, la quale, finalmente, in virtù della massima sicurezza possibile renda attuabile la didattica in presenza. Accenniamo qui a una soluzione, che può apparire paradossale, ma non più di quanto lo sia stato il contributo per i monopattini: perché non utilizzare la leva salariale per incentivare la vaccinazione? Perché non pagare la vaccinazione al personale scolastico, come fosse un contributo alla salute pubblica e un incentivo contrattuale? Un tale bonus vaccinazione, a 50 o 100 euro cadauno non costerebbe molto di più dei famigerati banchi a rotelle. Quali misure prevedere, inoltre, per chi fosse renitente alla vaccinazione, restando insensibile agli argomenti precedenti? Misure amministrative, con sanzione pecuniaria, come per le famiglie che non ottemperano all’obbligo vaccinale, di inibizione dalla comunità scolastica, di distanziamento e di lavoro a distanza, laddove attuabile, e di congelamento in aspettativa o in malattia, analogamente con le tutele previste per i lavoratori fragili, in attesa che la società intera raggiunga la soglia necessaria ad essere finalmente Covid-free.

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.