EDUCAZIONE CIVICA: SAREBBE MEGLIO FOSSE “ECONOMICA”


C’era una volta l’Educazione civica, per le scuole secondarie, introdotta nel 1958 dal Ministro della PI Aldo Moro: si studiava principalmente il testo letterale della Costituzione, per ben due ore alla settimana durante la lezione di Storia, ma senza valutazione: tuttavia, in un’Italia da formare alla democrazia costituzionale, aveva una sua efficacia e una sua ragione. Poi, nel corso dei decenni ha subito varie trasformazioni e cambi di nome, inabissandosi per poi riapparire più volte rinominata, fino ad essere ora estesa, sotto il nome originario, con la nuova Legge 29/2019, a tutti gli ordini di scuola, infanzia compresa, a partire dal 1 settembre 2020. La legge introduce tre principi (riassunti in breve: Costituzione e legalità 2. Cittadinanza digitale 3. Sostenibilità ambientale) che non ci convincono appieno, perché improntati a obiettivi ideali, al “dover essere” più che alla realtà, e “sostenibili” piuttosto che realistici: un’educazione al futuro più che alla modernità, che rischia di lasciare sguarniti gli alunni, proprio rispetto a una cittadinanza consapevole. Che gli studenti sappiano dell’effetto serra, della raccolta differenziata, della mobilità green è divenuto un obiettivo dell’educazione più che una modalità di essere cittadino, senza neppure considerare il naturale ribellismo dell’età degli adolescenti, che li rende spesso refrattari ai comandamenti ecologici, a volte anche solo per contrapposizione generazionale. Insomma sfugge uno dei problemi fondamentali della scuola: che se ne esca con nozioni settoriali o ancor peggio generiche, ma senza competenze interpretative della modernità. Si parla infatti di analfabetismo funzionale, soprattutto in campo finanziario, in aumento della nostra società e la scuola fa la sua parte: i nostri studenti non sanno leggere neppure una bolletta, non saprebbero fare una voltura, una domanda online per aprire una posizione o gestire un home banking, calcolare un rendimento o una percentuale, distinguere fra rendita, capitale e reddito, non hanno educazione finanziaria in genere e non conoscono il lessico dell’economia e neppure della politica. Eppure, il nostro ambiente è prima di tutto Oikos (ambiente sociale e umano, da cui deriva l’economia, cioè le “regole della casa”) piuttosto che Natura o contesto ecologico: se l’ambiente sarà “casa nostra” e come tale lo abiteremo, ri-conoscendolo, sarà più facile portargli rispetto.

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.