SAMAN: UN CASO DI SCUOLA

Ho rivisto, in questi giorni in cui ancora si parla del caso della scomparsa di Saman, una mia ex-studentessa pakistana, che era passata per una storia simile ed era riuscita a uscirne indenne: Il nostro primo incontro fu, ormai anni fa, a scuola, che fu poi costretta ad abbandonare poco dopo, in barba all’obbligo scolastico, ma giusto in tempo per stringere un legame coi suoi professori, per la qual cosa mi ha scritto: “È stato bello sapere di avere qualcuno ed è stato questo che mi ha dato la forza di andare avanti per la mia strada, di sapere che era la cosa giusta da fare. Perché quando si nasce e cresce in un contesto disfunzionale, ci si sente sempre sbagliati e mai all’altezza. L’immagine che più mi ha rappresentato per tutta la mia vita fino a poco tempo fa è l’elefantino del circo che viene legato a un paletto e rimane lì perché è prigioniero…poi cresce, diventa un elefante grande e forte, ma legato ancora a quel piccolo paletto si sente sempre piccolo e incapace… Quel paletto, ora, io l’ho sradicato e me ne sono liberata, correndo libera per la mia strada, grazie a chi mi ha fatto capire che potevo farlo e che era una prigione mentale a cui ero stata costretta e alla quale mi ero abituata.”

La scuola ha salvato questa ragazza, emancipandola e dandole una prospettiva per il futuro, una coscienza di libertà, che è riuscita a mantenere

: colpita dal caso Saman, in parte analogo al suo, aveva scritto a una redazione televisiva la propria testimonianza, che qui riportiamo. È una lettera molto bella, toccante e vera, che offre consigli, di cui le siamo grati. Parla da sola, come si dice, ed eccone il testo:
“Sono una ragazza pakistana di 32 anni. Vi seguo sempre e vi faccio i complimenti per i contenuti che state mostrando sul caso di Saman. Per me è agghiacciante, perché rivivo tutto ciò che ho vissuto sulla mia pelle. Sono venuta in Italia con i miei genitori all’età di 5 anni e ho 3 fratelli maschi. Sin da piccola, sono stata discriminata in famiglia, poiché femmina ed ero trattata come una serva, senza nessun diritto. All’età di 14 anni sono stata segregata in casa perché femmina e perché secondo loro non c’era bisogno che studiassi, perché da lì a poco mi avrebbero fatta sposare e purtroppo sono stata costretta a subire tutto in silenzio, poiché minacciavano di mandarmi in Pakistan o di farmi sparire semmai avessi fatto a sapere a qualcuno la verità. Mi obbligavano a dire alle mie compagne di scuola e ai miei professori, che mi cercavano, che non volevo più studiare e che volevo andare in Pakistan. Amici e parenti dei miei genitori non hanno mai commentato nulla…solo una grande e profonda omertà. Ho passato 2 anni infernali nei quali ho più volte provato a togliermi la vita, ero bulimica, sola senza nessuna speranza, se non quella di arrivare viva ai miei 18 anni per poter fuggire di casa.
È stato solo dopo 2 anni che la minaccia del matrimonio combinato si è fatta concreta, e grazie ai miei professori (coi quali mi tenevo in contatto di nascosto) le autorità hanno potuto fare qualcosa, e una mattina sono scappata di casa, prelevata dall’Ufficio Minori della Polizia, per non voltarmi mai più indietro e sono finita nella rete dei servizi sociali…che sì, mi hanno dato un tetto sopra la testa ma nessun tipo di supporto o guida. Ero addirittura costretta ad avere incontri con i miei genitori…incontri “protetti” durante i quali loro continuavano a minacciarmi. Mia madre non mi ha mai difesa, anzi ce l’aveva con me perché per colpa mia c’erano problemi in casa e perché indottrinata.
In Italia non sono lecite violazioni dei diritti umani e maltrattamenti, neppure se provengono da genitori stranieri sui propri figli e lo dico perché l’ho vissuto sulla mia pelle… I miei genitori non sono stati mai in nessun modo condannati.
So di una mia cugina in America, che non ho mai conosciuto, la quale da adolescente fu sedata e messa su un volo per il Pakistan, con cerimonia di matrimonio pronta ad attenderla e che ha poi vissuto una vita piena di altre violenze. La sorella di mia madre fu mandata dal Pakistan in Inghilterra per studiare, all’età di 14 anni, ma i parenti di lì invece la fecero sposare e a 17 anni aveva già 2 figli…oggi è sotto cure psichiatriche. I miei genitori si sono visti per la prima volta durante le loro nozze e mia madre vive da allora una vita fatta di soprusi domestici.
Il mio messaggio è che sono salva, solo ed esclusivamente al fatto che sono fuggita e non mi sono mai più voltata indietro: bisogna guardare in faccia la realtà e vorrei dire alle ragazze che purtroppo devono diffidare delle promesse della propria famiglia e di non restare sole con loro, se non dopo lunghi controlli. Non permettiamo più che succeda tutto questo, vi prego.”

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.