UCRAINA: LA SANZIONE EDUCATIVA

Non si fa che dire che le sanzioni piegheranno la Russia invasore, ma che comunque l’Occidente le pagherà a caro prezzo. Eppure, c’è una sanzione indiretta di cui invece non si parla molto: l’invasione russa e la conseguente guerra nelle città e poi fra la popolazione civile ha creato milioni di profughi e contemporaneamente chiuso tutte le scuole del paese. Peggio del lockdown o della pandemia, molto peggio, perché non è garantito neppure uno straccio di connessione o di collegamento: la guerra chiude le scuole e alcune le distrugge pure. Ecco la spiegazione del titolo: tra tutte le sanzioni che corrono con reciproco danno fra Occidente e Russia, l’Ucraina aggredita sconta, al momento nella disattenzione generale, forse quella peggiore e a lungo termine: il disastro educativo.
Sì, certo, potremmo dire Primum vivere, deinde discere e davanti alla sopravvivenza anche l’istruzione passa in secondo piano. Eppure, le dimensioni del fenomeno sono cospicue: l’Ucraina è un paese giovane, con una vita media di 72 anni e 44 milioni di abitanti, di cui almeno 10 milioni in età scolare, tutti attualmente deprivati di istruzione, con studenti in fuga e docenti rintanati nelle cantine. C’è inoltre un versante italiano di questa tragedia: su circa 15 mila profughi ucraini entrati finora nel nostro paese, oltre 6 mila sono minori, tutti accolti con grande umanità, ma quasi nessuno di loro, per ovvi motivi logistici, è ancora ammesso alla scuola pubblica. Si tratta di numeri e di situazioni in continuo aumento e in continua evoluzione, per cui è difficile delineare un quadro macroeconomico. Tuttavia, si impone una riflessione drammatica: quale sarà il danno educativo per milioni di bambini privati della scuola, sia dal punto di vista dell’istruzione che della dimensione della socialità organizzata? Sara incalcolabile e protratto nel tempo: se rispetto alla DAD, durata 3 mesi nel 2020, molti studiosi hanno ipotizzato un ritardo cognitivo e culturale di almeno un anno, nonostante una “resistenza didattica” dei docenti che non hanno mai perso il contatto con i propri studenti, per i minori ucraini invece tutto è perduto: i più fortunati sono fuori dal paese e hanno salvato sia la mamma che la vita, ma non hanno più la scuola, la vera dimensione dei bambini.
Il nostro Ministero dell’Istruzione ha indicato alle scuole di dare loro supporto emotivo con i fondi destinati allo psicologo per i postumi da Covid, al momento circa 2500 euro per scuola: benissimo, ma certamente non saranno sufficienti, se la situazione persiste e si aggrava, fino a poter prevedere mezzo milione di profughi ucraini solo in Italia. Allora, come già sta avvenendo volenterosamente in molti comuni italiani, non basterà l’accoglienza ma servirà l’integrazione scolastica: orari, frequenza, lezioni, aule, programmi, interpreti, docenti. Altrimenti la sanzione per questo popolo aggredito sarebbe a lungo termine e la più grave possibile: la distruzione del futuro capitale umano.

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.