BAMBINI DI GUERRA

109 passeggini esposti in una piazza a Leopoli: sono serviti, con un’immagine forte, come tutti i cataloghi di morte, per ricordare i bambini uccisi finora nel conflitto scatenato dalla Russia contro l’Ucraina, una tragica contabilità già superata dall’annuncio di Zalensky al Parlamento italiano di 117 bambini vittime della strage. Ancor più drammaticamente, sono stimati a 2400 i bambini dell’Ucraina invasa rapiti dai russi e portati poi sul loro territorio come ostaggi innocenti. Per guardare al mondo, solo negli ultimi 10 anni sono stati uccisi o mutilati quasi 100 mila bambini, il che significa una media di quasi 25 al giorno: una notizia che tuttavia non ha fatto notizia. Ora il focus del mondo è passato dal Covid all’Ucraina e i bambini di quel paese ospitati in Italia sono passati da 5.000 a 20.000 in pochi giorni, tutti in qualche modo inquadrati in una struttura scolastica del sistema di pubblica istruzione e contemporaneamente ricevono lezioni a distanza dai loro insegnanti rimasti in patria (laddove è possibile), come succedeva ai tempi della pandemia: tutto sommato una buona assistenza, anche se ancora non siamo all’integrazione didattica, almeno si tratta di un’indispensabile e benefica accoglienza e così i bambini, questo è lo scopo principale, non sono lasciati soli.
E siccome l’istruzione è un patrimonio anche del presente, va ricordato che per favorire l’integrazione sono già partiti corsi di italiano per adulti ucraini, con attestato finale, al fine di ottenere più agevolmente permessi di soggiorno e un più facile inserimento nel tessuto sociale. Corsi del genere sono stati organizzati anche dalla società Dante Alighieri, la quale, un po’ in tutta Italia, metterà a disposizione le proprie sedi per rilasciare ai partecipanti un certificato PLIDA (Progetto Lingua Dante Alighieri). È opportuno segnalarlo, anche perché siamo in imminenza del DANTEDÌ, che si celebra, a partire dal 2020, ogni anno il 25 marzo, per ricordare la ricorrenza della data di inizio del viaggio di Dante all’Inferno, nella Divina Commedia.
Abbiamo già dedicato un nostro commento all’incalcolabile danno educativo della guerra, non solo in termini demografici (la sparizione di intere generazioni istruite e da istruire) ma di ipoteca sul futuro: se le scuole vengono chiuse o distrutte sotto i bombardamenti, non cresce più nulla, nessun seme culturale, perché di fronte alla ricerca della sopravvivenza, tutto diventa secondario, anche un “bisogno primario” per il futuro di un popolo come l’istruzione. La scuola sotto le bombe e interdetta alla presenza come ai tempi del Covid è una sanzione che purtroppo dispiega i suoi effetti nel tempo, è un valore sballato nel metabolismo sociale di un paese, il suo effetto non è a breve ma incide sul futuro, attacca, magari molto più in là, le giovani generazioni e l’ignoranza postbellica va curata con tante tante pillole di scuola.

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.