LESSICO MINIMO: 5 PAROLE DI ECONOMIA; COME L’IGNORANZA FINANZIARIA AMPLIFICA GLI EFFETTI DELLA CRISI

QUANTITATIVE EASING, DEFICIT SPENDING, FISCAL COMPACT, SPREAD, RECOVERY FUND: non si tratta di un test di inglese, ma solo di macroeconomia spicciola. Eppure, la confusione è lecita o quantomeno consueta. La conoscenza media di queste elementari nozioni di economia è piuttosto bassa e di contro la diffidenza è alta: c’è un elevato tasso di rivendicazione della propria ignoranza finanziaria, come se queste fossero pastoie burocratiche piuttosto che regole basilari della gestione della casa comune. Siamo, pertanto, alla prima parola del nostro lessico mini-economico; il Quantitive easing ovvero la facilitazione quantitativa per sostenere in modo incentivante una moneta e un sistema economico, metodo che andrebbe applicato all’educazione finanziaria, in modo che venga persino inflazionata, come oggi non è.
Abbiamo già detto della necessità di reindirizzare l’Educazione civica, da poco reintrodotta nelle scuole, verso un’educazione economica e di come l’Italia sconti un’ignoranza diffusa a tutti i livelli sui concetti finanziari più semplici e persino computazionali: universitari di Ingegneria che non conoscono il teorema di Pitagora, studenti che non sanno le tabelline, giornalisti che non spiegano o non sanno spiegare le espressioni verbali, dandole per scontate, parlamentari che approvano il 110%, ritenendo che si possa rilanciare l’edilizia in totale deficit spending keynesiano (cioè con una spesa interamente a debito, secondo i presunti dettami di Keynes), senza considerare che prima o poi quel pranzo di gala andrà pagato dai contribuenti. Il problema pare quasi rispecchiare il consueto dualismo antropologico fra il rigido Nord e l’accomodante Sud Europa, perché nei cosiddetti “paesi frugali”, quelli nordici appunto, la politica del Fiscal Compact, cioè del patto fiscale europeo che spinge all’equilibrio di bilancio se non al pareggio, è più facilmente compresa e rispettata. Il problema sta nel nostro spread, cioè nel differenziale, in questo caso, fra cultura umanistica e macroeconomica, cioè nella tendenza a minimizzare gli ulteriori indebitamenti, chiamandoli eufemisticamente “scostamento di bilancio”.
La scuola può contribuire grandemente a spezzare il circuito vizioso per il quale la mancanza di una preparazione scientifica ed economica ci rende più propensi al debito irresponsabile, caricato sul futuro, come se il Recovery Fund fosse per sempre. Invece, non lo è, il Fondo per la Ripresa e la Resilienza, finanziato dalla UE per la ripresa post pandemica, ha solo una funzione sintomatica, sono pillole per star meglio non per guarire, e non metabolica, cioè finalizzata a stabilizzare la crescita: comprendere bene e maneggiare le parole dell’economia che ci circonda è il primo passo per promuovere i comportamenti virtuosi di tutti.

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.