LA DEMOCRAZIA REFERENDARIA

Le critiche non mancano, cominciando da Giorgio Gaber che, la definisce “un’idiozia conquistata a fatica”; per i Greci poteva diventare la tribuna degli incompetenti, al punto da sfociare in demagogia; fece le proprie anche Churchill, definendola il peggior sistema di governo, eccetto gli altri. Insomma, la democrazia, così imperfetta ma così indispensabile, va comunque mantenuta, anche quando non sembra in pericolo. Il suo evento principale è l’espressione del voto e l’implementazione costituzionale del nostro sistema politico è la democrazia dei referendum.
Finita la premessa, domenica 12 giugno 2022 si vota, in un Election Day quasi estivo, per 5 referendum definiti per la “giustizia giusta”. Il vero rischio è il non raggiungimento del quorum del 50% più uno, non tanto il consenso degli elettori, questione piuttosto secondaria rispetto al valore istituzionale del Referendum. Certo, per come è strutturato il referendum abrogativo, la storia ci insegna che quasi sempre ha vinto il Sì, nonostante formulazioni giuridiche astruse e complesse, stilate per passare il vaglio della Corte costituzionale, ma questo ha sempre e solo creato un vuoto normativo, che ha spinto il Parlamento ad intervenire, modulando la volontà popolare nel senso del quesito. Il No invece è sempre stato una pietra tombale sulla questione affrontata, che diventava così automaticamente non più proponibile.
Vale la pena ricordare come sia difficile in Italia arrivare all’effettuazione di un referendum, mentre in altri paesi occidentali, perlopiù a struttura federale come la Svizzera e la Germania, se ne fanno come se piovesse, sulle più disparate questioni, comprese quelle fiscali, da noi completamente interdette. Intanto, servono oltre 500.000 firme certificate e come questo sia un obiettivo arduo lo dimostrano le firme insufficienti, giusto per un soffio, raccolte nel 2016 contro la legge 107/2015, la cosiddetta “buona scuola”, una vicenda ormai caduta nel dimenticatoio, tuttavia piuttosto emblematica della montagna di firme da scalare. Nel primo trimestre di quell’anno, con a disposizione una platea di personale scolastico di circa un milione e duecentomila persone e l’appoggio di quasi tutti i sindacati si arrivò a raccogliere poco oltre le 500.000 firme, ma queste non bastarono a causa della quota fisiologica di firme non valide (in genere dal 5 fino al 10%) che impedì il deposito dei quesiti. Forse non avrebbero passato la tagliola della Consulta o quantomeno alcuni sarebbero stati cassati, ma l’esito atteso era determinante. Per poche firme la scuola perse il suo referendum e mai più è stato tentato.
Stessa cosa possiamo temere per l’istituto referendario in generale: se l’elettorato resterà indifferente a questo Plus di democrazia e anche i prossimi quesiti non raggiungessero il quorum dopo tanta fatica e dopo dibattiti e appelli, sarebbe un danno per il nostro sistema democratico in generale. Certo, il trend è assai attuale: disinteresse generale per le consultazioni elettorali, sindaci e governatori eletti col 30% dei potenziali votanti, ma, in quel caso, comunque eletti, a rappresentare tutti col voto di pochi. Che fare davanti a una tale tendenza di popolo?! Agire da individui e non farsi sfuggire l’occasione di conservare la possibilità dei referendum: defunti questi, potrebbero non essercene altri. Andiamo quindi a votare domenica 12 giugno! Come diceva Gaber “è più bella anche la scuola, quando ci sono le elezioni”… Montesquieu

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.