DOCENTE ESPERTO O CANTO DEL CIGNO?

Nel recente Decreto Aiuti-bis, nel solito modo disomogeneo, cui ci hanno abituato i Decreti Milleproroghe, è stata pubblicata anche l’istituzione del “docente esperto”, neppure uno per scuola, che non si esageri, e che comunque andrà a regime solo fra dieci anni (che aiuto sarebbe quindi per la situazione economica attuale??!).
Cosa dice il testo della norma? Lo riportiamo qui negli stralci essenziali, prima di procedere al commento, anche se, va detto in premessa, basterebbe l’evidenza testuale per preoccuparsi fin da subito…
“I docenti di ruolo che abbiano conseguito una valutazione positiva nel superamento di tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili […] possono accedere alla qualifica di docente esperto e maturano conseguentemente il diritto ad un assegno annuale ad personam di importo pari a 5.650 euro che si somma al trattamento stipendiale in godimento. Il docente qualificato esperto è tenuto a rimanere nella istituzione scolastica per almeno il triennio successivo al conseguimento di suddetta qualifica. […] Può accedere alla qualifica di docente esperto, che non comporta nuove o diverse funzioni oltre a quelle dell’insegnamento, un contingente di docenti definito con il decreto di cui al comma 5 e comunque non superiore a 8 mila unità per ciascuno degli anni 2032/2033, 2033/2034, 2034/2035 e 2035/2036.”
Dunque, prima di tutto, se ne parla come minimo tra 10 anni: questo perché i corsi di formazione, che sono presupposto per acquisire la “qualifica” (si badi bene: qualifica, quindi giuridicamente garantita per sempre e pensionabile), sono triennali e vanno seguiti almeno per tre volte, pertanto debbono passare non meno di 9 anni; in ogni caso, su un contingente attuale di circa 700.000 docenti, il numero degli “esperti” sarà di 32.000: neppure il 5 % e a partire dal 2037! insomma, solo per pochi eletti e solo fra moltissimi anni e neppure per i pensionandi, perché devi avere almeno tre anni di servizio davanti per mantenere la qualifica (e così siamo al 2040…): se non fosse scritto davvero nero su bianco, verrebbe da sorridere…
ll Decreto Legge provvede anche a riconoscere un incentivo ‘una tantum’ accessorio per coloro che completeranno un percorso triennale.
Si prevede infatti che, “per gli insegnanti di ruolo di ogni ordine e grado del sistema scolastico statale, che superino un percorso formativo triennale e solo in caso di valutazione individuale positiva, spetti un elemento retributivo una tantum di carattere accessorio, stabilito dalla contrattazione collettiva nazionale, non inferiore al 10 per cento e non superiore al 20 per cento del trattamento stipendiale in godimento, nei limiti delle risorse disponibili”. La dicitura finale relativa al “limite delle risorse” precisa quindi che l’una tantum andrà alla contrattazione e per il momento la accantoniamo, anche se rimangono le perplessità sulla validità meritocratica della sola formazione, che trovate qui di seguito.
Può bastare la formazione per qualificare qualcuno come esperto? In cosa consiste l’esperienza? L’etimologia della parola, composta dalla particella rafforzativa “ex” e dalla voce indoeuropea “per” (da cui perizia, ecc.) significa tentare, provare ripetutamente. È “esperto” colui che ha già tentano più volte, chi ha compiuto per molte volte le procedure utili per un certo risultato e alla fine ci è riuscito: l’esperto è quindi chi ha tentato e ottenuto dei risultati con successo. Questo non ha niente a che fare col seguire corsi!
In conclusione, ripetiamo le cifre perché sono piuttosto esplicative della assurdità del provvedimento: a un numero assai ristretto di circa un docente per scuola (8000 per anno) a partire fra 10 anni e per un massimo di 32.000 totali (max 4,5 % sull’organico attuale), che avranno seguito con profitto 9 anni di corsi di formazione (sulla cui qualità tacciamo), possibilmente senza mai aver cambiato scuola e con la clausola di non cambiarla per almeno 3 anni dopo la qualifica, verrà attribuito un aumento stipendiale di circa 400 € al mese, lordi non sia mai. E agli altri? Qualcosa, e solo una volta, solamente ai solerti che avranno seguito con profitto (??) la formazione (quindi, anche qui, non per tutti i corsisti) e ai restanti (il 95,5 % dei “totalmente inesperti”) proprio nulla: l’esperienza non è evidentemente un requisito per tutti, ma l’elitario canto di una carriera avanzata, per pochissimi solisti. Al fitto coro dei comprimari basterà, se saranno fortunati, conservare gli scatti di anzianità…

Stefano Battilana

Nato a Bologna nel 1956, dopo aver frequentato il Liceo Classico, si laurea in Lettere Moderne, con una tesi in Letteratura anglo-americana e consegue la Specializzazione in Filologia moderna, con una tesi sulla traduzione e in seguito il Perfezionamento in Organizzazione e Direzione e in Counseling e Orientamento professionale. Nel 1987 consegue abilitazione in Materie letterarie (cattedra dal 1987 al 2011) e in Filosofia e Storia (cattedra dal 2011). Ha sempre curato l’autoformazione e l’aggiornamento disciplinare. Dopo la laurea e prima dell’insegnamento, ha lavorato nel settore della formazione professionale. Dal 2014 svolge attività sindacale a tempo pieno.